Valentina's profile___ { ℓα∂у ∂єѕтιиιє ●PhotosBlogListsMore Tools Help

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    27 May

    Che merda!!!!!!!!!!!!!!!!

    Ogni giorno la mia voglia di morire cresce sempre di più... Anzi, vorrei non essere mai nata... Vorrei non essere mai stata generata, per non soffrire... Che vita di merda che ho ricevuto... Circondata sempre da persone maligne, che pensavano solo ai cazzi loro.... Persone che mi hanno fatto perdere anche quel minimo di fiducia che avevo in me stessa... Mi sono promessa che me la pagheranno amaramente... Mi vendicherò... Mi devo vendicare... Sto solo aspettando il momento migliore... Il momento giusto per agire... Cazzo, che rabbia e che rancore che ho verso il mondo... Perchè nessuno riesce a volermi davvero bene?Che cazzo ho fatto di male per meritarmi tutto questo... Questo mi fa pensare che sono davvero una brutta persona... Se vuol dire questo, allora, d'ora in avanti, sarò davvero malvagia... Farò davvero del male a tutti... Se già pensano che io sia cattiva, allora, meglio che io sia davvero cattiva con gli altri... Che palle!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Che cazzooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!
    08 May

    Tokio Hotel... Immer und fur immer...

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     ...ѕιє ѕιи:...

     ...тσкισ нσтє...

      

      

    07 May

    1000 Oceans

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    We have to go a 1000 Oceans wide

    1000 dark years from time has died

     

     1000 stars are passing by

     

     We have to go a 1000 Oceans wide

     

     1000 times against an endless tide

     

     We'll be free to live our lives

     

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    06 May

    La vita...

    [...ℓα νιтα иσи тι ѕσяяι∂є ѕємρяє...]

     

    [...мσℓтє νσℓтє è ¢яυ∂єℓє є ∂ιѕρєттσѕα...]

     

    [...мα qυαи∂σ νυσℓє ѕα яєи∂єятι ∂αννєяσ fєℓι¢є...]

     

    [...яιєѕ¢є α fαятι qυαℓυиqυє яєgαℓσ...]

     

     

     [...α∂ єѕємρισ ℓє тυє ραѕѕισиι...]

     

     [...ℓє ¢σѕє ιяяαggιυиgιвιℓι ¢нє ∂єѕι∂єяι ∂α тαитσ тємρσ...]

     

      

     [...qυιи∂ι ∂σввιαмσ єѕѕєяє мσℓтσ ραzιєитι ¢σи ℓα νιтα...]

    01 May

    Traduzioni testi Tokio Hotel...

    BY YOUR SIDE (Al tuo fianco)

     

    Nessuno sa come ti senti

    non c’è nessuno lì che vorresti vedere

    il giorno era buio e pieno di dolore

     

    scrivi “aiuto” col tuo stesso sangue

    perchè la speranza è tutto ciò che hai

    spalanchi gli occhi ma niente è cambiato

     

    non voglio causarti dei problemi

    non voglio restare troppo a lungo

    sono venuto qui per dirti di voltarti

    sono qui, se vuoi sono io, vedrai

    non importa se lontano o vicino

    io posso stringerti

    quando tu mi raggiungi

     

    la tua vita non ha senso

    il tuo diario è pieno di spazzatura

    è così difficile tirare avanti

    con delle mani vuote

     

    stai cercando l’arcobaleno

    ma è morto non tanto tempo fa

    ha provato a splendere solo per te

    fino alla fine

     

    non voglio causarti dei problemi

    non voglio restare troppo a lungo

    sono venuto qui per dirti di voltarti

    sono qui, se vuoi sono io, vedrai

    non importa se lontano o vicino

    io posso stringerti

    quando tu mi raggiungi

     

    se il mondo ti confonde

    e ti sembra di perdere i tuoi sensi

    se la tempesta non vuole diffondersi

    e tu non sai proprio cosa fare

    guardati intorno, io sono qui

     

    non importa se lontano o vicino

    io sono al tuo fianco, solo per un pò

     

    voltati, voltati, sono qui, voltati

     

    non importa se lontano o vicino

    voltati, se vuoi mi vedrai, voltati

     

    io posso stringerti

    quando tu mi raggiungi

    voltati, sono qui

    non importa se lontano o vicino

     

    sono al tuo fianco, solo per un pò

    ce la faremo, se ci proviamo

     

     

     RESCUE ME (Salvami)

     

    Questo era il nostro segreto

    adesso sono qui a nasconderlo da solo

    non posso far nulla a parte leggere

    i nostri nomi sul muro

    e rimuoverli pulendo la pietra

     

    avevo fiducia in te in ogni modo

    ma non abbastanza da farti restare

    mi giro e ho perso il mio terreno

     

    vieni e salvami

    sto bruciando, non riesci a vedere?

    vieni e salvami

    solo tu puoi liberarmi

    vieni e salvami

    salvami, salvami

     

    eravamo distesi quando sognavamo

    i nostri pianti erano finti?

    vorrei che tu potessi negarlo

     qui, oggi

     

    il mio S.O.S. è alla radio

    è l’unica possibilità per farti sapere

    di cosa ho paura. Riesci a sentirmi?

     

    vieni e salvami

    sto bruciando, non riesci a vedere?

    vieni e salvami

    solo tu puoi liberarmi

    vieni e salvami

    salvami, io e te, io e te, io e te

     

    i muri si avvicinano

    perdo i sensi

    la tua ombra mi da la caccia

    provo a sentire il tuo viso

    non sei qui… sei qui?

     

    vieni e salvami

    sto bruciando, non riesci a vedere?

    vieni e salvami

    solo tu puoi liberarmi

     vieni e salvami

    salvami, salvami

     

    io e te io e te

    salvami

    io e te io e te

    liberami, salvami


    Intervista ed immagini dei Tokio Hotel

                                                                                Le nuove stelle del Rock : tokio hotel

                                                                       Arriva in Italia la band che fa impazzire i ragazzi!                                   

    “Il vero bisogno dei giovani, la vera necessità, è la libertà. Quando manca, quando scarseggia bisogna andarsela a prendere. Solo se sei libero vivi bene”. Questo è il credo dei Tokio Hotel, la band di quattro ragazzi tedeschi che, nel giro di due soli anni, ha conquistato il mondo musicale europeo. Ed è sull’onda di questo credo che ora i gemelli Tom e Bill Kaulitz con Gustav Schäfer e Georg Listing si preparano a prendere d’assalto l’Italia con un minitour di tre date, forti di un successo che ha pochi eguali negli anni recenti : 4.300.00 dischi venduti tra i singoli (2.100.00) e album (2.200.00) ai quali bisogna aggiungere 700.000 dvd dei loro concerti. Nel nostro Paese il fenomeno Tokio Hotel ha raggiunto numeri altrettanto impressionanti : l’album “Scream” ha venduto circa 120 mila copie. Entrato nella Superclassifica a metà giugno 2007, non è ancora uscito dopo 40 settimane di permanenza. Per conoscere più da vicino il fenomeno musicale che propone un rock melodrammatico, con testi ispirati a temi anche forti, come il disagio giovanile, raccontati però con un linguaggio romantico caro agli adolescenti, siamo andati a Montpellier, città francese a 200 chilometri da Marsiglia, dove i Tokio Hotel si sono esibiti il 13 marzo davanti a una folla di 8000 giovani adoranti. Sorrisi è riuscito a incontrare in anteprima Bill e Tom Kaulitz, i gemelli diventati idoli di milioni di ragazze.

    L’intervista:

    S: Come vi siete conosciuti e come avete formato la band ?

    B : “Bè Tom e io ci conosciamo da sempre: eravamo nella stessa pancia dato che siamo gemelli. Tom è nato dieci minuti prima di me. I nostri genitori si sono separati quando noi avevamo 6 anni. Invece Georg, il bassista, e con Gustav, il batterista, ci siamo conosciuti intorno ai dieci anni. Frequentavamo lo stesso circolo musicale. Ci aveva portati ; Tom e me, il compagno di nostra madre. Musicista appassionato, è stato lui a introdurci in questo mondo e a insegnarci a suonare. La passione per la musica ci ha uniti immediatamente a Georg e Gustav. Il merito di averci scoperto e lanciato come gruppo va invece a Peter Hoffman. Ci ha scovati nel 2002. Avevamo partecipato, mancando la vittoria per un soffio, a “Kinder Star Search”, un talent show della televisione Sat 1 riservata agli under 15. Rimase colpito dal mio look e dalla musica che facevamo. Ė stato lui a farci il primo contratto. Ci ha affiancato parolieri che in passato hanno lavorato anche con i leggendari Doors. Da lì è partita la nostra avventura”.

     

    S: Allora vi chiamavate “Devlish” (demoniaco) poi siete passati a Tokio Hotel. Come mai ?

    B: “Ci sembrava un nome più armonioso. Tokyo è una città che consideriamo all’avanguardia, moderna e aperta: un po’ come noi. Mentre gli hotel sono i posti che frequentiamo maggiormente. Certo più di casa nostra…”.

     

    S: Bill dalle immagini di repertorio che mostrate anche durante il concerto si vede che già da giovanissimo avevi quella capigliatura da istrice e il trucco pesante. Quanto tempo dedichi alla cura del tuo look? Ti trucchi così solo per le esibizioni o esci anche così ?

    B: “Di natura ho i capelli ricci e quindi passo ore a stirarli. Il trucco ormai fa parte del mio modo di pormi e sono così sempre, anche quando esco di casa in tuta e scarpe da ginnastica”.

     

    S: Tua madre era una sarta : vi ha influenzati nel vostro abbigliamento?

    B: “Ci ha trasmesso il gusto di personalizzare i vestiti. Tom e io l’abbiamo interpretato a modo nostro : io adoro le magliette e i pantaloni aderenti e un po’ appariscenti. Tom, in sintonia con i sui rasta, preferisce indossare camicioni e pantaloni oversize”.

     

    S: Siete nati vicino a Lipsia, in una zona che fino al 1989, poco tempo dopo la vostra nascita, era considerata Germania dell’Est. Che cosa significa adesso per voi Est ? 

    B: “Come per tutti, anche per noi Est è solo una direzione geografica. Dopo l’uscita del nostro primo album ci siamo trasferiti con tutta la famiglia ad Amburgo. Viviamo nello stesso palazzo, ma in tre appartamenti diversi. Io lo divido con mio fratello Tom. Si lamenta perché occupo il bagno per ore …”.

     

    S:Chi è il leader del gruppo ?

    B: “Tra noi non c’è un leader. Nelle interviste, per comodità parlo io al nome di tutti. Forse perché, diversamente dagli altri, non sono un musicista ma canto. All’interno della band, ognuno è libero di esprimersi, di dire quello che pensa. Tra di noi c’è molta democrazia. Ė quasi impossibile litigare”.

     

    S: Lo scorso anno tu e Tom vi siete diplomati. Avete deciso di continuare ?

    B:”Anche se abbiamo sempre avuto voti buoni, per noi la scuola è sempre stata uno stress, una fatica. Ora che lavoriamo sodo, ci siamo diplomati con l’aiuto di internet, delle videoconferenze. E, per quanto riguarda la scuola, è un capitolo chiuso”.

     

    S: Che voto avete preso alla maturità?

    B: “L’1,8 ( in Germania i voti scolastici vanno dall’1 al 6, dove l’1 rappresenta l’ottimo e il 6 l’insufficiente)”.

     

    S: Con l’inglese però non avete molta confidenza. Tanto che i vostri primi successi sono tutti in tedesco…

    B: “Ė vero: l’inglese lo conosciamo a livello scolastico e neppure tanto bene. Ora come ora, tempo per studiare la lingua non ne abbiamo. Quindi, quando necessita, ci affidiamo a un interprete. Non è poi una cosa così grave”.

     

    S: Nel vostro album avete iniziato a cantare anche in inglese. Ma i ragazzi preferiscono quando cantate in tedesco: a Montpellier il concerto è stato tutto in tedesco e il pubblico in delirio ha apprezzato molto.

    B: “Quando ci siamo esibiti in Italia, lo scorso autunno, su 21 brani quattro erano in tedesco. Per far felici i nostri fan potremmo fare anche i tre concerti italiani nella nostra lingua madre. Ci possiamo pensare”.

     

    S: Avete ricevuto critiche per il video di “Don’t jump”. La versione originale parlava di suicidio e la scena finale mostra te, Bill, che ti butti dal cornicione.

    B: “Siamo stati fraintesi. “Don’t jump” non è un brano sul suicidio, è una canzone sull’amicizia. Su come un amico può aiutarti a riflettere per non commettere errori gravissimi. Però non siamo stati capiti. Per questo i nostri manager hanno preferito tagliare dal video quella scena. Il messaggio rimane quello iniziale: “Non arrendersi mai” ”.

     

    S: C’è una canzone a cui siete più legati?

    B: “Tutte per noi sono molto importanti. Tutte contengono un messaggio. Nei concerti mi soffermo su “Geh”. A volte anche se ci costa dobbiamo dire a chi ci sta vicino che , per il suo e il nostro bene, è meglio allontanarsi : è un invito ad essere sinceri”.

     

    S:Le ragazze sono pazze di voi. Siete fidanzati?

    B: “ Al momento nessuno di noi ha tempo per le donne”.

     

     

     

    28 April

    18 anni...

    Finalmente... Qst giorno da me tnt atteso è arrivato... Oggi, 28 aprile 2008, sn diventata MAGGIORENNE... Nn vedevo l'ora... D'altronde ttt i qs-maggiorenni nn vedono l'ora d diventarlo... Da Capodanno in poi iniziano a fare il cnto alla rovescia... Ma i 18 anni nn sn sl dei numeri... A 18 bisogna mostrare al mondo d exere maturi... bisogna mostrare al mondo k, in 18 anni, abbiamo imparato a ragionare cn la nstr testa e nn cn qll degli altri... è qst la cs bll d qst'età... purtrpp ank dai 18 anni in poi s cntinuerà a sbagliare, ma la bravura dl 18enne è qll d cercare d nn farlo...
    Amo d Bn ttt le mie amike e i miei amici...
    10 April

    Mi manca...

    Mi mancano le nostre chiacchierate all'aria aperta... Mi mancano le tue risate fragolose... Mi maca il tuo modo di spostarti la frangetta di lato... Mi mancano tutte le volte che ci divertivamo insieme... Mi manca quando facevamo lo struscio... Mi mancano tutte le volte che mi davi la forza di andare avanti... Mi mancano tutte le nostre stronzate insieme... Mi mancano tutte le volte in cui appena ti dicevo che eri la fidanzata di Georg, te mi rispondevi: "Sì, Contaci!"... Mi mancano tutte le volte in cui facevi la seria... Mi mancano tutte le volte in cui facevi gli occhi Dolci per convincermi a passarti la piastra... Mi mancano tutte le volte in cui mi facevi: "Vrenzolen!" come lo direbbero i tedeschi... Mi mancano tutte le volte in cui per occupare i posti nel pullman mi dicevi di camminare leggiadra per non attirare l'attenzione delle altre ragazze e quando se ne accorgevano, mi dicevi: "Colomba, corri!"... Mi manca quando mi chiamavi "Colomba"... Sei stata l'unica persona a chiamarmi "Colomba"... Mi manca quando face la vasciaiola... Mi manca il modo in cui mi facevi capire dove avevo sbagliato... Mi manca tutto questo... Non mi pento di niente tranne dell'ultima cosa brutta che è successa... Se potessi tornerei indietro per ricominciare tutto daquel sabato in cui è iniziata tutta quella brutta storia... E cambierei tutto... Non commetterei di nuovo lo stesso errore... Cambierei tutto dalla A alla Z... Mi manca anche il tuo modo di dire "Cava ("R" moscia"!)"... Mi manca il tuo italiano perfetto... Mi manca il modo in cui mi chiamavi: "Amoooooove!" con la nostra finta "R" moscia... Mi mancano i nostri filoni... Mi mancano le nostre lunghe telefonate, anche se era per una sciocchezza...
    Purtroppo indietro non si può tornare e mi dovrò accontentare del mio stupido ed inutile futuro... Ho perso la più grande parte di me... E' come se avessi perso tutto... Spero, comunque, che tu stia bene!...
    06 April

    Occhi da orientale

    Occhi da orientale che raccontano emozioni sguardo limpido di aprile di dolcissime illusioni tutto scritto su di un viso che non riesce ad imparare come chiudere fra i denti almeno il suo dolore

    Più di cinquecento notti già mi sono innamorato di una bocca appena aperta di un respiro senza fiato se potesse questo buio cancellare l'universo forse ti potrei guardare e non sentirmi così perso

    ma tu dormi ancora un po' non svegliarti ancora no ho paura di sfiorarti e rovinare tutto no, tu dormi ancora un po' ancora non so guardarti anch'io nel modo giusto nei tuoi occhi disarmanti

    sono occhi di ambra lucida tra palpebre di viole sguardo limpido d'aprile come quando esce il sole ed io sarò la nuvola che ti terrà nascosta perché gli altri non si accorgano di averti persa

    ma tu dormi ancora un po' non svegliarti ancora no ho paura di sfiorarti e rovinare tutto no, tu dormi ancora un po' ancora non so guardarti anch'io nel modo giusto

     nei tuoi occhi innocenti disarmanti devastanti quei tuoi occhi che ho davanti tienili chiusi ancora pochi istanti

    occhi da orientale che raccontano emozioni ed io cos'altro posso fare io posso scrivere canzoni i tuoi occhi...

    se potesse questa musica annullare l'universo forse ti potrei guardare e non sentirmi perso nei tuoi occhi... disperso... nei tuoi occhi...

    15 March

    Love

    [тαитσ тємρσ fα, ιи υи ρι¢¢σℓσ ραєѕє, ¢'єяα υиα яαgαzzє ¢нє єяα ιииαмσяαтα ∂ι υи яαgαzzσ ѕтυρєи∂σ, ιℓ qυαℓє αℓℓα ѕυα νιѕтα αρραяινα ¢σмє υи ρяιи¢ιρє αzzυяяσ ѕυ υи ¢αναℓℓσ ℓυ¢єитє.]

    [ℓα яαgαzzα, σgиι νσℓтα ¢нє νє∂єνα ιℓ ѕυσ αмσяє, ѕι иαѕ¢σи∂єνα ∂α qυαℓ¢нє ραятє, σνυиqυє ѕι тяσνανα.]

    [υиα ѕєяα αffα¢¢ιαтα αℓℓα ѕυα fιиєѕтяα, gυαя∂ò ℓα ℓυиα, ℓα qυαℓє ℓє ¢нιєѕє: -ρєя¢нè ριαиgι, ∂σℓ¢є яαgαzzα, ρєя¢нè ѕтαι ¢σѕì fσяѕє ρєя αмσяє?-]

    [ℓα яαgαzzα ¢σи υи ѕσяяιѕσ яιѕρσѕє ∂ι ѕì. є ℓα ℓυиα ¢нιєѕє αи¢σяα: -ρєя¢нè?-. -ρєя¢нè иσи ρσѕѕσ ∂ι¢нιαяαямι, иσи ѕσиσ α∂αттα α ℓυι.- є ℓα ℓυиα ιиνє¢є: -σн, ℓα вєℓℓєzzα ∂єν'єѕѕєяє qυєℓℓα ιитєяισяє, иσи єѕтєяισяє!-]

    [¢σѕì ℓα яαgαzzα, ιℓ gισяиσ ∂σρσ, ιи∂σѕѕò ιℓ ριù вєℓ νєѕтιтσ ¢нє ανєνα, ѕαℓυтò ѕυα мα∂яє є αи∂ò ∂αℓ ѕυσ ρяιи¢ιρє. ℓα яαgαzzα gιà ρєиѕανα αι вєι мσмєитι ¢нє ανяєввєяσ ραѕѕαтσ ιиѕιємє. qυαи∂σ αяяινò, ℓє αρяì υиα яαgαzzιиα є, ℓα яαgαzzα, αℓℓα νιѕтα ∂єℓℓα яαgαzzιиα, ѕ¢αρρò νια.]

    [ιℓ ѕυσ ρяιи¢ιρє, ¢σяяєи∂σ fυσяι, ρяσиυи¢ιò ιℓ иσмє ∂єℓℓα яαgαzzα ∂σℓ¢ємєитє, ℓєι ѕι fєямò є ιℓ ѕυσ ρяιи¢ιρє ℓ'αввяα¢¢ιò. αℓℓα яαgαzzα ¢α∂∂є υиα ℓα¢яιмα. ιℓ ρяιи¢ιρє ℓє ¢σиfєѕѕò ¢нє αи¢нє ℓυι νσℓєνα ριαиgєяє, мα иσи ℓσ ανєνα мαι fαттσ, ρєя¢нè иσи ανєνα мαι αмαтσ.]

    [ιℓ яαgαzzσ ℓє ∂ιѕѕє ¢нє ℓα ℓσяσ ѕтσяια иσи ρσтєνα ∂υяαяє, ρєя¢нè ℓυι єяα мαℓαтσ ∂ι ¢υσяє. ιℓ gισяиσ ∂σρσ αℓ ρяιи¢ιρє αяяινα υиα тєℓєfσиαтα ∂αℓℓ'σѕρє∂αℓє, ¢нє gℓι ¢σмυиι¢α ¢нє ρυò σρєяαяѕι. ιℓ яαgαzzσ ѕι ρяє¢ιριтò ιи σѕρє∂αℓє. ∂σρσ ℓ'σρєяαzισиє ιℓ мє∂ι¢σ gℓι ∂ι¢є: -нσ υи мєѕѕαggισ ρєя тє.σяα ѕαι ¢σѕ'è ℓ'αмσяє?-.]

    [ιℓ яαgαzzσ иσи ¢αρì, мα ѕι ѕєитινα ¢αмвιαтσ, ¢σѕì, ∂σρσ єѕѕєяѕι яιρяєѕσ αи∂ò α ¢αѕα ∂єℓℓα яαgαzzα ρєя ∂αяℓє ℓα вυσиα иσтιzια.]

    [αℓℓα ρσятα αρяì ℓα ѕσяєℓℓα ∂ι ℓєι, ℓα qυαℓє gℓι ∂ιѕѕє ¢нє ѕυα ѕσяєℓℓα єяα мσятα ρєя αмσяє ∂ι υи яαgαzzσ. ιℓ яαgαzzσ ѕ¢αρρò ριαиgєи∂σ, ¢σѕì, ∂α αℓℓσяα, σgиι νσℓтα ¢нє ραяℓα αℓℓα ℓυиα, ѕєитє вαттєяє ιℓ ¢υσяє є ѕυѕѕυяяαяgℓι ραяσℓє;]

    [ℓυι ριαиgє є ¢αριѕ¢є ¢нє тυттσ qυєℓℓσ ¢нє ρяσνανα ρєя qυєℓℓα яαgzzα єяα νєяσ αмσяє. ∂α qυєℓ gισяиσ, иσи αмò ριù иєѕѕυиα; ιи ¢ιєℓσ ¢'è ѕємρяє υиα ѕтєℓℓα ℓυ¢єитє ¢нє ѕσяνєgℓια ιℓ ѕυσ αмσяє є ιℓ ѕυσ иσмє è мια!]

     

     

    10 March

    La Selva/Fessa Oscura

    Ehilà, raghy, cm v va la vita? Sxo ttt bn... Io se devo exere sincera nn saprei... Cmq... Ho 1 storia da raccontarvi... qst storia s kiama: "La Selva/Fessa Oscura". S tratta d 1 ragazza k ha fatto... ha fatto... ha fatto... insomma avete capito d cs sto parlando! Cmq qst ragazza è mlt ma mlt graxa. Il giorno in cui l'ha fatto, era a casa sua. Il suo ragazzo le propone d farlo (smpr d qll sto parlando!). Lei accetta. S spogliano.
    Qnd sn ttt'e 2 nudi s guardano in faccia e decidono d andare incontro al piacere. il graxo, xò, nn xmette all'asta dl ragazzo d riuscire ad entrare. Il ragazzo nn sapendo cm fare allora, decide d prendere 1 mazza bll lunga. La prende e la mette in mezzo alle gambe dll ragazza. A ql punto, l'asta può entrare. Ma prima deve attraversare la grnd Selva/Fessa Oscura... Il xicolo incombe, giakkè c sn liane e alberi k farebbero paura ank a Dante... C sn animali feroci... La povera asta dl ragazzo ha paura, 1 paura fottuta, ma, nonostante ciò, decide d cntinuare la sua avventura. Prima d poter entrare trova 1 grnd porta in cui v è scritto a caratteri cubitali:

    "Per me si va ne la città dolente,
    per me si va ne l'etterno dolore,
    per me si va tra la perduta gente.

    Giustizia mosse il mio alto fattore;
    fecemi la divina podestate,
    la somma sapïenza e 'l primo amore.

    Dinanzi a me non fuor cose create
    se non etterne, e io etterno duro.
    Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.
    "

    A lì, la povera asta prova il senso d paura, ma ank in qst'occasione, decide d andare avanti. Attraversa la grnd porta... Ora la povera asta è snz scampo...

    Dp la Selva/Fessa Oscura, la povera asta decide d immergersi tra le montagne rocciose... Allora s immerge (Cm dirrebbe Vivy) nll 5a abbondante... Ank qui la povera asta ha paura d nn farcela, ma cn sua grnd sorpresa, ce la fa... Finalmente, riesce ad exere libera e respirare...

    Cn qst storia, voglio dirvi d stare mlt attenti alla Selva/Fessa Oscura, potreste nn uscirne mai +...

                                                                                                                                By

                                                                                            Le 4 dll fila d destra sedute agli ultimi 2 banki

     

    25 February

    Gravity of love - Enigma

    "O Fortuna
    velut Luna"


    ("O Fortune
    like the Moon")


    Turn around and smell what you don't see
    Close your eyes ... it is so clear
    Here's the mirror, behind there is a screen
    On both ways you can get in
     

                                                                                                           


                                                                                                                        

    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifDon't think twice before you listen to your heart img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif
    Follow the trace for a new start

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    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifWhat you need and everything you'llimg85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif img85/9549/scintillecw1dh4qo6.giffeel img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif
    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifIs jsut a question of the deal img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif
    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifIn the eye of storm you'll see a onely img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifdove img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

    img136/279/star2wm9ms6.gif

    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifThe experience of survival img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifis the key img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif
    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifTo the gravity of love img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif


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    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif"O Fortuna
    velut Luna" img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif("O Fortune
    like the Moon") img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

    --------Whispers---------
    Woman :
    The path of excess leads to
    The tower of Wisdom

    Man :
    The path of excess leads to
    The tower of Wisdom
    ---------Whispers----------


    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifTry to think about it ...
    That's the chance to live your life and discover
    What it is, what's the gravity of love img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

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    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif"O Fortuna
    velut Luna" img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif("O Fortune
    like the Moon")

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    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifLook around just people, can you hear their voice
    Find the one who'll guide you to the limits of your choice img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

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    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gifBut if you're in the eye of storm
    Just think of the lonely dove
    The experience of survival is the key
    To the gravity of love. img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

    img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif"O Fortuna
    velut Luna" img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

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    like the Moon")img85/9549/scintillecw1dh4qo6.gif

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    1000 Oceans - Tokio Hotel

     
    Empty streets
    I follow every breath into the night
    The winds are cold
    The sun is frozen the world has lost its light
    I carry your picture deep in me
    Back to you of a 1000 seas
    Back to us

    Don't you lose your trust and your belief
    Just trust me

    We have to go a 1000 Oceans wide
    1000 times against an endless tide
    We'll be free to live our lives

    There's nothing and no one we'll miss
    And one day we'll look back with no regrets

    1000 Oceans wide
    1000 Stars are passing by
    Passing by
    Please don't drift away from me

    We have to go a 1000 oceans wide
    1000 times against an endless tide
    Then we'll be free

    Please don't drift away from me
    1000 Oceans wide...
     
     
    stupendissimamente stupenda!!!
     
    tokio hotel
     
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    Image Hosted by ImageShack.us-=| ...BlOoDy vAmPiRe... |=-Image Hosted by ImageShack.us
    23 February

    Don't Jump - Tokio Hotel

    On top of the roof The air is so cold And so calm I say your name is silence You don’t want To hear it right now

    The eyes of the city Are counting the tears Falling down Each one a promise Of everything You never found

    I scream in to the night for you……don’t make it true Don’t jump….the lights they won’t guide you through They’re deceiving you……don’t jump Don’t let memories go……..of me and you The world is down there out of view ………….please don’t jump

    You open your eyes But you can’t remember what for The snow falls quietly You just can’t feel it no more

    Somewhere out there You lost yourself in your pain You dream of the end To start all over again

    I scream in to the night for you……don’t make it true Don’t jump….the lights they won’t guide you through They’re deceiving you……don’t jump Don’t let memories go……..of me and you The world is down there out of view ………….please don’t jump

    I don’t know how long I don’t know how long I can hold you-so strong Just take my hand And give it a change don’t jump

    I scream into the night for you……don’t make it true Don’t jump….the lights they won’t guide you through They’re deceiving you……don’t jump Don’t let memories go……..of me and you The world is down there out of view ………….please don’t jump

    ...Don't jump... And if all that can't hold you back... I'LL JUMP FOR YOU...

    20 February

    L'albero

    Dall'alto della mia folta chioma vedo ogni giorno passare mille ragazzi, che lasciano inciso ro nomi sulla mia vecchia corteccia.

    Ricordo il dolore che mi ha causato la storia di Alex, incidendo il suo nome a quello di Niki, chiusi in un cuore. Ma anche la sofferenza in dolore.

    E ricordo la tua dolcezza Mia, che amavi Tom. Me l'ha scritto col rossetto per non farmi del male. Sembra un marinaio con mille tatuaggi, pieno di storie; seto la guerra, anche se l'amore ha qualche battaglia, prima di diventare un'alba tropicale.

    Forse un giorno, questi ragazzi non ricorderanno più di essersi lasciati o di aver pianto poggati al mio tronco, ma, io, porterò per sempre nel cuore

    le loro PICCOLE GRANDI STORIE D'AMORE!

    sailor moon

    "...svegliarsi la mattina con i primi raggi di sole, sento la mamma ke grida dal corridoio: "alzati, Bunny, è ora" e io mezza addormentata ke rispondo: "ancora 5 minuti".

    Correre come la disperata, senza nemmeno aver fatto colazione, per prendere l'autobus. Arrivare in ritardo, entrare in classe, essere cosretta ad andare in presidenza. Studiare, studiare, e poi prendere brutti voti, e dopo le lezioni, andare con le amike a prendere un gelato, guardare con occhi estasiati le vetrine dei negozi del centro.

    è quetsa la vita che voglio, voglio una vita così. Sono queste le piccole cose che mi rendono felice..."

    The end   

    08 February

    capitoli 12 13

                                                            Capitolo 12

    La voce di mio padre che urla il mio nome da giù, mi fa svegliare di soprassalto. Scendo dalla finestra e inizio a scuotere Tom per svegliarlo.

    -Tom, Tom, Tooom! …Tom, svegliati, per favore.-

    -Eddai, Mia, lasciami stare, è ancora presto, lasciami dormire un altro po’ che ho sonno!- Mi fa lui con voce assonnata.

    -Tomi, ti prego, alzati!-

    Apre gli occhi, ma non li tiene del tutto aperti, anzi li ha socchiusi.

    -Ma perché?-

    -Devi andare via!-

    -Perché, scusa?-

    -Come perché?! Tomi, non sta bene la tua presenza qui!-

    -Ah sì? E perché? Non mi pare che abbiamo fatto qualcosa di male.-

    -Vallo a spiegare a mio padre.-

    -In che senso? Che vuoi dire?-

    -Tomi, siamo in intimo tutti e due. Secondo te, cosa potrebbe pensare mio padre?-

    -Mia, guarda, che io non faccio mai sesso vestito!-

    -Imbecille! Ok, o te ne vai subito da solo oppure ti butto giù!-

    -Ok, me ne vado, ma c’è un piccolo problema.-

    -Quale?-

    -Come me ne vado?-

    -Ti faccio uscire dal cancello affianco al garage.-

    -Ok! …Ma non me lo dai il bacio del buongiorno?-

    Non ho neanche il tempo di nascondere le sigarette, che sento aprire la porta. Faccio scendere Tom dalla finestra e lo spingo nell’armadio, dandogli le mie sigarette, il suo cappello e la sua fascia. Lui cerca di fare resistenza, ma non ci riesce. Non faccio in tempo a chiudere tutt’e due le ante dell’armadio che papà sta arrivando qui. Lascio quella di destra aperta.

    -Mia, ti sto cercando da molto tempo, perché non mi rispondi?-

    -Scusa, papà.-

    -Ma cosa ci fai qui già a quest’ora?-

    -Non riuscivo a dormire.-

    Oddio, ti prego fa che non si accorga dell’anta. Ti prego, Dio, aiutami!

    -Ma non hai freddo stando solo con quelle culottes e canottiera?-

    Ora che gli rispondo? Dì la verità, no?

    -Ehm… Abbastanza!-

    Tom mi dà un piccolo colpetto sulla gamba. Io mi agito. Papà ancora non se ne va, anzi attacca a parlare. Ma perché ha sempre tanta voglia di parlare? Mi chiede se mi è piaciuta la festa di ieri sera, se mi sono divertita, se mi ha fatto piacere che ci fossero anche i Tokio Hotel. Tom continua ad infastidirmi e di conseguenza mi fa agitare. Sento che ride, spero che papà non lo senta. Se papà lo scopre, giuro che oggi commetto un omicidio, lo ammazzo. Già immagino domani su tutti i quotidiani: “Ragazza appena diciottenne uccide il chitarrista dei Tokio Hotel, perché lui si è fatto scoprire dal padre che era a casa sua!”. Oddio, ora papà se ne accorge, ne sono sicura. Ti prego, papà, va’ via, ti prego va’ via! Papà decide di tornare giù, Oddio, ti ringrazio!

    -Mia, muoviti, che la colazione è quasi pronta.- Mi dice, avviandosi verso le scale.

    Oddio, ti ringrazio! Grazie mille per avermi salvata.

    -Etchiù!-

    Mi giro di scatto verso Tom. Oddio, non farmi questo, ti prego.

    -Proprio ora dovevi starnutire? Quando se n’era andato mio padre no?- Dico a Tom, cercando di parlare con la voce più bassa che posso. Tom mi guarda un po’ dispiaciuto.

    Poi mi giro verso mio padre, noto che lui guarda me.

    -Mia, ma con chi parli? Hai starnutito tu? C’è qualcuno qui?-

    Ora cosa gli dico? Dì sì, dì sì! Mannaggia a me quando stanotte ho chiesto a Tom di venire da me! anche se c’è stata una cosa positiva nel farlo venire.

    -No, papà, ma che dici? Sono da sola. E poi lo sai bene che a me la polvere dà fastidio e mi fa starnutire.- Faccio un finto starnuto. -Visto?-

    Mi guarda per un po’ con la faccia di chi non sa se credermi o no, poi inizia ad incamminarsi di nuovo verso le scale. Mi giro verso Tom e lo guardo male. Prima di parlare aspetto che la porta si richiuda. Chiudo gli occhi sollevata, poi li riapro. Tom inizia a ridere. Ma che cazzo ha da ridere, io non lo so.

    -Se non mi è venuto un infarto ora, non mi verrà mai più.- Gli dico.

    Lui continua a ridere. Poi apre l’altra anta, mi prende la mano e mi attira a sé. Mi stringe forte e inizia a baciarmi. Ci baciamo per un po’, poi decido che è il momento di staccarsi.

    -Tomi, dai, basta. Potrebbe arrivare qualcuno da un momento all’altro.-

    -Chissenefrega! Ora voglio solo baciarti.-

    Mi dà dei piccoli baci sulla bocca.

    -Tomi, ti prego!- Tom sbuffa. -Io scendo giù a prendere le chiavi, te aspettami qui, ok?-

    -Ok!-

    Ci diamo un altro bacio a timbro e subito dopo corro alle scale. Le scendo velocemente. Prendo la chiave dal posto in cui la lasciamo sempre, in modo che se uno di noi si dovesse chiudere fuori quando non c’è nessuno. Apro velocemente la porta e corro nell’ingresso. Prendo le chiavi e ritorno alle scale. Lascio la porta aperta e salgo le scale, ancora una volta, velocemente. Trovo Tom seduto sul divanetto. Vado da lui, gli prendo la mano e lo trascino con me. scendiamo velocemente le scale e, in me che non si dica, ci troviamo davanti al cancello. Gli tolgo il lucchetto e apro il cancello. Lo spingo fuori e gli stampo un bacio in faccia. dopo richiudo il cancello e rimetto il lucchetto. Salgo le scale, ora vado con calma. Arrivo alla porta e mi trovo davanti Marika.

    -Ehi, ma che succede dov’eri?-

    -Ehm… Sì, Marika…-

    -Ma quello che ora è uscito era Tom?-

    -Non urlare, ché se so sente papà, m’ammazza. Comunque, sì!-

    -Oddio. Ma perché è venuto?-

    -Te lo spiego dopo. Ora andiamo a fare colazione.-

    -Ok!-

    Le faccio un sorriso poi entriamo dentro entrambe e chiudo la porta, poi ci avviamo verso la cucina. Appena arrivate corriamo a tavola per fare colazione.

     

    Tom arriva tutto trasandato al pullman. Dà due colpi alla portiera. Gli aprono quasi subito. Sale velocemente. Bill gli si piazza davanti.

    -Tom, ma dove cazzo eri? Ti abbiamo cercato ovunque.- Gli fa,  tenendo le mani sui fianchi e con un tono un po’ arrabbiato.

    -Ero da Mia.- Gli risponde.

    -Ah sì? Eri da Mia? E perché quando abbiamo chiamato Rosa lei c’ha detto che non eri lì?-

    -Perché nessuno sapeva che io ero lì!-

    -Addirittura! Allora hai orbitato!-

    -Bill, sono andato stanotte a casa sua. Non riuscivo a dormire allora ho pensato di andare da lei. Dopo un po’ mi stavo tirando indietro, ma l’ho vista che stava venendo qui e le sono andato incontro e così mi ha chiesto di andare da lei! Tra l’altro ha dovuto fare un casino per farmi tornare. C’era il padre e lei non voleva sapesse che io ero lì a causa del nostro abbigliamento.-

    -Davvero?- Bill non sa se credergli o no.

    -Sì. Cos’è? Non ti fidi più di tuo fratello?-

    -Ok, ti credo.-

    Bill fa per andarsene, ma Tom lo blocca prendendogli il braccio. Bill si gira di scatto e lo guarda negli occhi.

    -Bill, aspetta vorrei parlarti, a questo punto voglio che tu lo sappia.-

    -Ok, andiamo in sala relax.-

    Si dirigono entrambi verso la sala relax. Appena arrivati si siedono sul divano.

    -Allora, Tom, dimmi tutto.-

    Bill lo guarda con le braccia incrociate, aspettando di sentire ciò che il fratello ha da dirgli. Tom è abbastanza imbarazzato. Poggia il suo cappellino e la sua fascia sul divanetto.

    -Oddio, non so da dove iniziare. È una cosa che mi imbarazza tantissimo ed è una cosa che mai, prima d’ora, avevo provato nella  mia vita.-

    -Cosa?-

    -Bill, mi sono innamorato… Di Mia!-

    Bill lo guarda stralunato, poi gli sorride e, alla fine, lo abbraccia anche. Dopo un po’ si staccano.

    -Oddio, fratellino, è una cosa stupenda! Io lo dicevo che prima o poi ti sarebbe successo. E, poi, Mia la vedo giusta per te.-

    -Lo credo anch’io. Io non mi sarei mai aspettato di innamorarmene. È una ragazza così dolce, solare, sensibile, bella, poi non è il classico tipo che si fa prendere in giro, quando deve, sa cacciare molto bene il suo carattere. Oddio, penserai che ho perso la testa! Ma è così, io la amo!- Gli dice mettendosi le mani in testa.

    -Tom, però voglio dirti una cosa!-

    -Cosa?-

    -ieri sera ho parlato con sua sorella e lei mi ha raccontato delle cose.-

    -Saranno le stesse cose che lei ha raccontato a me, solo che, forse, a me, Mia avrà raccontato sicuramente tutti i dettagli. Comunque, con questo che vuoi dire?-

    -Voglio dirti di non farla soffrire. Cerca di essere sincero con lei, di non farla soffrire e rendila felice. E se questo non vuoi farlo per lei, fallo almeno per me, che sono tuo fratello.-

    -Bill, io non riuscirei mai a farle del male. Io la amo da impazzire. Potrei morire per lei. Se stare con lei dovesse significare rinunciare alla mia carriera, allora io rinuncerei alla mia carriera senza pensarci nemmeno una volta. Bill, stanotte, quando ero da Mia, lei mi ha raccontato la morte di sua madre e s’è messa a piangere. Dopo un po’ mi ha dato un bacio e posso dirti che, se non l’avesse fatto prima lei, l’avrei fatto io. Con tutto questo voglio dirti, mio caro Bill, che il vecchio Tom, quello che faceva il playboy, è morto ora ce n’è uno nuovo che è serio, innamorato e, soprattutto, felice e sta’ sicuro che questo nuovo Tom non se ne andrà mai più.-

    -Di questo ne sono felice e, riguardo al fatto di rinunciare alla carriera, non penso che Mia ti chiederà mai di scegliere. Però devo ammetterlo Tom, sentirti dire che sei innamorato, è una cosa davvero molto strana.-

    -Posso immaginarlo, anche a me fa uno strano effetto dirlo. Su, fratellino, abbracciami ancora.-

    Bill obbedisce e lo abbraccia. Si stringono forte. Nel frattempo li raggiungono Gustav, Georg e Andreas. Appena li vedono si staccano da quell’abbraccio.

    -Ehi, Tom, ma dov’eri? Ti abbiamo cercato molto.- Gli fa Gustav.

    -Lo so, lo so. Comunque, ero da Mia. E vi dirò di più, sono innamorato di lei.-

    -Non è possibile!- Fanno Georg e Andreas.

    -Sì, ragazzi, è così.- Gli risponde Bill. -Il nostro playboy si è innamorato. E devo ammettere che a me piace molto la sorella.-

    -State facendo tutto in famiglia, eh? Ma un’altra sorella op magari una cugina per me c’è?- Fa Andreas.

    -Io mi sono accorto subito che a te piaceva, Tom. Ho notato come la guardavi e ieri, quando sono venuto da voi, stavate per baciarvi, e non osare negare l’evidenza.- Fa Georg.

    -No, non lo nego, ma devo aggiungere che per colpa tua non ci siamo più baciati. Comunque ci siamo messi insieme stanotte, a casa sua. Oddio, ragazzi com’è bello essere innamorati.- Dice Tom.

    E inizia a raccontare anche agli altri tutto quello che è successo durante la notte.

     

    -Non so se stiamo insieme, Marika, ci siamo solo baciati.- Le faccio.

    -Ma per te, stare mettersi insieme vuol dire andare prima a letto?- Mi chiede.

    -No, non vuol dire questo, ma me lo dicevate voi che Tom era un gran playboy.- Le dico ancora.

    Dopo aver fatto colazione io, Marika, Rosa e Anto ci siamo messe in camera mia e le ho raccontato tutto quello che è successo stanotte con Tom e, ora, mi stanno riempiendo di domande.

    -Mia, ma cosa hai provato quando vi siete baciati?- Mi chiede mia sorella.

    -Io ero felice, anche se devo ammettere che quando l’ho baciato la prima volta ho pensato che mi respingesse.-

    -Ah sì? Perché?- Mi chiede sempre mia sorella.

    -Perché non sapevo se lo voleva o no. Insomma se gli piacevo mi avrebbe già baciata da un pezzo. Comunque, ho notato che nei baci c’era qualcosa… un sentimento che non sono riuscita a decifrare.-

    -Forse era amore?- Mi chiede Rosa.

    -Non so. So solo che quel qualcosa mi diceva che mi desiderava, che voleva baciarmi ad ogni costo.-

    -Allora è amore, Mia.- Fa nuovamente Rosa.

    -Oddio, Mia, hai una storia con un personaggio famoso, che, tra l’altro è il chitarrista di uno dei gruppi più amati in Europa.- Dice mia sorella urlando e, con lei, iniziano ad urlare anche le mie amiche. Poi tutt’e tre mi abbracciano forte e mi dicono: -Spero che ti vada bene, te lo meriti tutto questo e anche dell’altro.-

    Ci stacchiamo.

    -Ok, grazie, ragazze, grazie davvero. Ma non è ancora sicuro che stiamo insieme, oggi voglio parlargli.-

    -Perché?- Mi chiede Marika.

    -Perché può darsi che per lui siano solo dei baci senza senso e io non voglio soffrire come per Raoul. Appena gli avrò parlato, vi farò sapere… Ok, ora cambiamo coppia. Allora, Anto, che ci dici di te e Bill?- Le chiedo ridendo.

    E continuiamo a parlare e a ridere e a divertirci come matte. Senza pensare a niente e a nessuno.

     

     

                                                         Capitolo 13

    Tom, Tom, Tom, Tom. Perché sono innamorata di lui e non di un altro? Magari di Raoul, anche se ho creduto di esserlo fino a poco tempo fa. Perché mi sono innamorata degli occhi castani di Tom, della sua bocca sottile,con quel piercing al lato sinistro che spicca da solo, delle sue mani da chitarrista, dei suoi rasta? L’unica risposta che mi viene in mente è “non lo so!”ed è proprio questo il bello dell’amore, non sai perché sei innamorato di una persona, non sai perché capiti proprio a te e non ad altri. Quando sono partita per Bologna pensavo che se non avessi avuto Raoul non avrei voluto più nessuno, ma non sapevo che andando a Bologna, sono andata incontro al mio grande amore. Non so come ho potuto pensare anche per un po’ che non mi sarei mai più innamorata. Ecco perché l’amore è imprevedibile, anche per questo. Tom. Tom che mi accarezza la testa con le sue mani da chitarrista, Tom che mi bacia con la sua bocca sottile, Tom che mi sorride tra un bacio e l’altro, scoprendo i suoi denti bianchi, Tom che mi sussurra parole dolci fra un bacio e l’altro. Tutto questo e altro è Tom e tutto questo lo sta facendo giusto ora.  Sì, ora. Ora che siamo soli in camera mia, sdraiati sul mio lettino. Io con la mia testa sul suo petto forte, con le dita di una mano intrecciate fra le sue. Ancora non gli ho parlato di stanotte. Non gli ho ancora chiesto se stiamo insieme o no. Non sono ancora riuscita a trovare le parole giuste e ho troppa paura che mi possa dire che, per lui, quei baci non sono significati nulla, che non vuole una storia seria con me (anche se alla nostra età è molto difficile avere una storia seria!). devo pensare bene a quello che voglio chiedergli e rispondergli. Ma non mi viene niente in mente.

    Ok, basta, ora basta, o la va o la spacca. Lo guardo negli occhi. Anche lui fa la stessa cosa.

    -Tom, voglio parlarti.-

    -Ah sì? E di cosa?-

    -Di stanotte!-

    Mi metto seduta sul letto a gambe incrociate. Lui fa la stessa cosa.

    -Mia, c’è stato qualcosa che ho detto o ho fatto che ti ha dato fastidio stanotte?-

    -No, Tom, non mi ha infastidito nulla di quello che mi hai detto o che hai fatto stanotte.-

    -E allora? Cos’è?-

    -E’ stato tutto meravigliosamente bello ed è proprio questo il punto.-

    -In che senso? Spiegati meglio perché non riesco a capire dove vuoi andare a parare.-

    -Tom, sto cercando di dirti che tutto quello che è successo stanotte io lo stavo aspettando da molto tempo perché…-

    -Perché?-

    -Tom, io ti amo. Ecco, l’ho detto!-

    Ok, Mia, ti sei rovinata con le tue stesse mani. Complimenti, ora se ti umilia non osare lamentarti! Sta’ sicura che questo ora ti dice che è stato solo un flirt! Ancora non sono riuscita a trovare le parole giuste per dirgli quello che voglio davvero dirgli. Lui sorride. Ma perché ha sempre quel sorrisino preparato? Perché ad ogni cosa che io gli dico, lui fa sempre quel sorrisino idiota?

    -Mia, con questo che vuoi dire?-

    -Tomi, io conosco la tua fama di playboy e ho già sofferto in passato per dei ragazzi che non mi hanno mai voluta. È stato a te che ho dato il mio primo bacio.-

    -Mia, potresti arrivare al dunque? Stai facendo dei giri di parole enormi.-

    Ora Tom è serio. Finalmente ha capito he stavo parlando di una storia seria.

    -Ok, va bene! Io non so cosa hai stanotte e cosa provi ora per me ogni volta che ci baciamo o stiamo insieme e ora vorrei sapere proprio questo, cioè se per te stiamo insieme oppure questo è solo una storiella senza senso?-

    Tom torna a sorridere. Cazzo, ora gli do un pugno e gli levo quel sorrisino idiota. Io abbasso lo sguardo: non voglio incontrare i suoi occhi, mentre cerca di umiliarmi.

    -Finalmente sei arrivata al dunque. Ok, va bene! devo ammettere che non mi aspettavo che tu mi facessi una dichiarazione d’amore.-

    -Perché?-

    -Non lo so, so solo che se stanotte non mi avessi baciato tu per prima, io ti avrei bruciata sul tempo. Anche io desideravo baciarti da molto tempo. E posso dirti che anche io ti amo!...- Alzo lo sguardo di scatto rimanendo a bocca aperta. -…E questa è una cosa che non ho mai provato finora. Mi sono innamorato di te dalla prima volta che ha incrociato il tuo sguardo, ricordi? Quando ti coprii gli occhi credendo che tu fossi un’altra ragazza.-

    -Tomi, stai dicendo sul serio?-

    -Non mi piace scherzare su queste cose. I sentimenti sono sentimenti e giocando con essi si possono ferire gli altri. Mia, tu vuoi stare o no con me?-

    Lo guardo negli occhi. La risposta è chiara.

    -Sì!- Gli faccio felice.

    Gli salto addosso e o bacio. Una mano la mette dietro la mia nuca l’altra dietro la schiena. Un po’ alla volta la fa scendere verso il basso. Scende piano verso il basso, finendo sulla mia coscia. La rimane lì. Ogni tanto la carezza. Le mie braccia sono intorno al mio collo. Ho paura che se non lo stringo, potrei perderlo. Continuiamo a baciarci, con sempre più passione. Senza che noi ce ne accorgiamo la porta si spalanca. Uno schiarimento di voce di fa guardare verso essa. Bill e Anto sono sull’uscio a guardarci. Tom ha ancora la mano sulla mia coscia.

    -Oddio, ma state facendo un video porno in casa?- Fa Bill ridendo.

    -No, ci stiamo solo baciando.- Rispondo io, diventando rossa dalla vergogna per la posizione in cui ci troviamo io e Tom. Dopo un po’ scendo dal letto, indosso le scarpe e mi siedo sulla sedia.

    -Bill, dai, non stavamo facendo nulla di male.- Fa Tom, per discolparsi.

    -Ah no?- Dice Bill, mettendo le mani incrociate.

    -No, ci stavamo semplicemente baciando. Per fortuna che non ci avete scoperti stanotte, altrimenti mi denunciavate per molestie sessuali.- Gli fa ancora Tom.

    -Ok, ok, abbiamo capito. Comunque, Tom, eravamo venuti per avvisarti che è appena arrivato Saki con la tua Cardillac.- Gli dice mia sorella.

    Tom fa un urlo di gioia, poi scende anche lui dal letto e si mette le scarpe. Mi prende per mano e mi trascina con sé fuori dalla stanza. Arriviamo all’ingresso, Tom guarda in cucina: vede Saki seduto su una sedia. Mi lascia lì e va da lui. Si avvicina all’orecchio di Saki e gli dice qualcosa. Saki caccia delle chiavi da una tasca dei jeans. Tom le prende e ritorna da me, apre il cancello, mi ridà la mano e mi trascina ancora con sé. Non faccio in tempo a chiudere la porta che sono catapultata per le scale, rischiando anche di cadere. Usciamo dal cancello e giriamo a destra. Poi ancora a destra. La macchina di Tom è parcheggiata di fronte al mio garage. Proprio in quel momento passano per strada le mie peggior nemiche. Si avvicinano a noi. Ci guardano dalla testa ai piedi, soffermandosi sulle nostre mani intrecciate quelle di uno in quelle dell’altro.

    -Ehi, ragazze, ma questo non è il chitarrista del gruppo delle checche?- Fa una.

    -Prima di tutto “questo” ci chiami tuo fratello, seconda cosa, checche a chi?- Le dico.

    -Ai Tokio Hotel.-

    -Loro non sono checche, anzi sono uomini, uomini veri. E prenditi poca confidenza, ok? Non stai parlando con tua sorella.-

    -Oh, ma guardate come si incazza la bambina.-

    -Ti dico solo due cose: Fich Dich e Arschlock!- Le faccio.

    Prendo Tom per mano e ci avviciniamo alla macchina.

    -E che vuol dire?- Mi urla.

    Io e Tom entriamo in macchina non fregandocene di quello che lei continua a dirci. Tom mi attira a sé e mi bacia davanti agli occhi invidiosi di quelle lì. Ora so che in quei baci che mi dà c’è amore.

    -Mia, io non so quello che hanno detto quelle tizie poco fa, ma ti ringrazio per avermi difeso, so che erano delle offese contro me e il mio gruppo.-

    -Tomi, io ti amo, ok? E, quindi, ho il dovere di difendere te e il resto del tuo gruppo.-

    -Parli anche del gruppo?-

    -Sì, anche loro. …Allora! Torniamo a noi, dove mi porti di bello?-

    -Vorrei portarti in un luogo isolato.-

    -Perché?-

    -Vorrei insegnarti a guidare.-

    -No, dai, dici sul serio?-

    -Certo. Ora sei maggiorenne ed è un tuo dovere imparare a portare la macchina.-

    -Grande!-

    Gli indico la strada per il centro commerciale che si trova nel mio paese. In poco tempo arriviamo. Andiamo nel grande spiazzo affianco al campetto. Tom ferma la macchina al centro. Scende per fare il giro, mentre io passo all’altro sedile scavalcando. Tom si siede sul sedile affianco al mio. Mi sistemo meglio sul sedile. Metto in moto. Tom inizia a darmi delle indicazioni e dei consigli. Ogni tanto mette le mani sul volante per aiutarmi… E’ davvero un ottimo istruttore di guida: alcune volte sono davvero testarda, quindi lui è molto paziente. È molto comodo avere un istruttore come lui. Che fortuna che ho! Senza accorgercene passano due ore e mezzo e io mi sono già stancata di guidare. Tom insiste per farmi continuare, per lui sono abbastanza brava, ma sicuramente mi sta prendendo per il culo! Ok, basta! Mi giro verso lui e lo guardo, anche lui fa la stessa cosa. Gli salto addosso e mi metto a cavalcioni su di lui. Lo bacio. Per nostra fortuna i vetri dell’auto sono scuri quindi nessuno può vedere chi siamo e cosa stiamo facendo. Gli tolgo il capellino e la fascia da testa e li butto sui sedili posteriori. Lui ha una mano dietro la mia nuca e l’altra dietro la mia schiena.  La mano dietro la schiena inizia a scendere giù pian piano, fermandosi di nuovo sulla mia coscia. La carezza e porta anche l’altra mano sull’altra mia coscia accarezzandomela. Le mie mani sono fra i suoi capelli. Continuiamo a farci trasportare. La bocca di Tom dalla mia bocca inizia a scendere sul mento, per poi andare a finire sul mio collo. Com’è bello essere baciati sul collo. La sua mano destra inizia a salire portandola  sotto la mia maglia. Arriva al gancio del reggiseno. La stessa cosa fa anche con l’altra mano: cerca di slacciarmelo. i miei occhi si aprono di botto. La mia mano corre subito sulle sue per fermarle. Tom mi guarda, io guardo lui.

    -No, Tom, non me la sento ora!- Gli dico mortificata.

    -Ok, ok, ok, non preoccuparti.-

    Ci sorridiamo. Dio, quant’è figo? Torna a baciarmi, prima sulla bocca, poi di nuovo sul collo. Le sue mani tornano sulle mie cosce. Le mie le metto sotto la sua felpa: ha ancora un’altra maglia. Poggio la mia mano destra su una tasca del suo jeans. Ha qualcosa dentro. Infilo mano e tocco l’oggetto nella tasca: è tondo. Lo caccio, apro gli occhi e lo guardo bene. con mia grande sorpresa noto che è l’anello che non riuscivo a trovare sul treno quando sono ripartita. Il mio anello preferito. Come fa ad averlo lui? Tom non si è accorto di nulla. Lo stacco da me in modo brusco.

    -Ehi, cos’è questo?-

    -Come cos’è? è un anello, Mia, non si vede?-

    -Certo che si vede, ma noto anche che è mio. Come diavolo fai ad averlo te?-

    -Ok, lo confesso: l’ho rubato quando ti ho messo il bigliettino in tasca il giorno in cui sei ripartita.-

    -Perché l’hai fatto?-

    -Perché volevo a tutti i costi qualcosa di tuo.-

    -E non potevi chiedermelo invece di rubarmelo?-

    -Perché non sapevo se me l’avresti regalato.-

    Rimaniamo qualche minuto in silenzio a guardarci. Tom fa il viso più dolce che può, io, invece faccio il viso più arrabbiato che posso.

    -Davvero l’hai rubato perché volevi qualcosa di mio a tutti i costi?-

    -Sì. Allora, che fai, Mia, mi perdoni?-

    -Sì, ma lo faccio solo per questo motivo.-

    Ci sorridiamo e torniamo a baciarci e a stringerci e a perderci e a toccarci e a intrecciare le mani di uno in quelle dell’altro. Continuando così fino a sera.

    29 January

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     Capitolo 9

    Questo è uno dei momenti che vorrei non passassero mai. Prima volevo che passasse il più presto possibile, mentre ora voglio vivere questo momento per sempre e, invece, sta passando in fretta e furia. Tom e io ci stiamo divertendo come matti alla Play. Io sono una schiappa, ma Tom non è che è più bravo di me, anzi direi che peggio. Le sue gambe sono piegate e aperte, in mezzo sto sdraiata io e la testa è poggiata sul suo petto. È così forte. Insieme stiamo bene e ci divertiamo, mi diverto di più di quando sto insieme a Raoul. È anche molto dolce e mi fa sentire protetta. So che lo conosco da pochissimo, ma è tutto talmente naturale, nel senso che non conoscendolo bene ho già capito molte cose di lui. Voglio rimanere così per sempre.

    -TOOOOM, MIAAAAA!-

    E’ la voce di Bill. Non faccio in tempo a rialzarmi, che lui è già davanti a noi.

    -Bill, che c’è?- Gli chiedo con voce un po’ imbarazzata per la nostra posizione. Mi alzo subito, anche se Tom cerca di trattenermi per rimanere in quella posizione.

    -Mia, devi venire di là con me.-

    -Di là dove?-

    -In sala relax.-

    -Perché?-

    -Ora lo vedrai.-

    Bill mi alza, mi prende la mano e mi trascina con sé. Arriviamo in sala relax.

     

    Tom prima di andare anche lui in sala relax sbuffa e chiude gli occhi per un po’ di tempo. Prende un cuscino da sotto la sua testa e lo lancia contro la parete del letto di fronte.

    -Bravo, Bill, proprio ora dovevi farla venire con te? Avete tutti un tempismo perfetto.-

    Decide di alzarsi e andare anche lui in sala relax, ma prima spegne sia la PlayStation, poi la televisione.

     

    Dopo un po’ arriva anche Tom. Bill parla con Marika e Rosa. Queste ultime prendono qualcosa dal loro zaino. Gustav e Georg parlano fitto. Ok, ora basta!

    -Mi dite cosa diavolo succede?- Chiedo io con voce un po’ nervosa.

    -Niente, Mia, ora devi andarti a preparare.- Mi fa Gustav.

    -Che vuol dire “devi andarti a preparare”? Non capisco!-

    -Vuol dire che devi farti una bella doccia e devi cambiare vestiti.- Mi spiega Georg.

    -Ma dove li prendo altri vestiti? Io ho solo questi ora. E non credo che i vostri vestiti mi entrino.-

    -Non preoccuparti, Mia, abbiamo preso tutto ieri pomeriggio a casa tua: vestiti, shampoo, doccia schiuma, biancheria intima, eccetera eccetera.- Mi risponde Marika. Sono esterrefatta. Una busta, dove dovrebbero esserci tutte le cose che potrebbero servirmi.

    -Il bagno Tom te l’ha mostrato, vero?- Faccio cenno di sì con la testa. -Bene, allora non uscire finché non sei pronta.

    -Io continuo a non capire. Perché devo prepararmi? Dove dobbiamo andare?- Chiedo io.

    -Ancora?! Tu ora vai a lavarti e, quando sarà il momento, ti spiegheremo tutto.- Mi fa Bill.

    Mi prende la mano e mi trascina con sé. Penso che mi stia portando nel piccolo bagno del pullman. Mi spinge dentro e chiude la porta sbattendola. Guardo la porta e non riesco a capire. Ok, farò come mi dicono. Inizio a spogliarmi. Tolgo bracciali, collane, anelli, e il mio guanto. Entro nella doccia e cerco di rilassarmi. Anche se mi è un po’ difficile, perché ho paura che possa entrare qualcuno da un momento all’altro. Chissà cosa stanno architettando tutti. Vorrei tanto che ci fosse anche mamma ora, per poterle raccontare tutto.

     

    -Ok, ora possiamo parlare. Ha appena aperto l’acqua.- Fa Bill.

    -Marika, il padre di Mia è già al locale, vero?- Chiede Tom.

    -Sì, sta preparando tutto insieme all’altra figlia.-

    -Anche Andreas è lì ad aiutarli. Quindi, già stiamo a metà lavoro. Tom, Georg, avete accordato i vostri strumenti?- Fa nuovamente Bill.

    -Sì!- Risponde Georg.

    -Io ancora no!- Risponde invece Tom.

    -E cosa aspetti? Che passi il treno?- Fa Gustav.

    -Ok, ora vado.- Fa Tom scocciato. Poi si alza per tornare dov’era prima, quando stava giocando alla Play, lasciando gli altri a parlare della festa a sorpresa. Passa fuori al bagno. Si ferma un attimo. Sente l’acqua della doccia che scorre. Vorrebbe tanto aprire quella maledetta porta e andare da lei. Andare da lei e baciarla. E farlo lì, sotto la doccia. Mentre pensa a tutto questo, sorride. Un sogno che certamente non si realizzerà mai. Arriva al suo letto. Si sdraia un attimo sul letto. E pensa. Pensa a Mia. A Mia sotto la doccia. Mia mentre si insapona. Con gli occhi chiusi e si rilassa. Mia mentre si strofina. Mia mentre lava i capelli. Mia che tocca i suoi capelli. Mia che lo chiama. Mia che lo vuole. Mia che vuole solo lui e non quel Raoul. Il suo migliore amico. mia che lo trascina sotto la doccia. Mia che lo spoglia. Vuole quella Mia. Ok, basta è ora di accordare la chitarra. Si alza dal letto, prende la chitarra dal letto di Georg, le leva la custodia. Inizia ad accordarla. Continua a pensare. Pensa che è la prima volta che si innamora. Non era mai successo prima d’ora. Ancora non l’ha detto a nessuno, neanche al suo amato fratello. Penso che è ora di dirglielo, aspetta solo il momento giusto, appena saranno da soli. Poi dichiarerà il suo amore a Mia. Improvvisamente si ricorda delle canzoni che ha cantato lui: Sex e Ich liebe Dich.

     

    Sala relax. Tutti si sono già preparati prima di Mia. Solo Marika, Rosa e Bill si stanno truccando.

    -Ragazzi, non avete notato niente tra Mia e Tom?- Fa Georg.

    -No, perché?- Risponde Rosa.

    -Quando prima sono andato a cercarli, stavano per baciarsi.-

    -No, dai. Dici sul serio?- Fa Marika sbalordita. Georg fa sì con la testa. ­-Questa sì che è una bella cosa.-

    -Georg ha ragione, quando sono andata a chiamare Mia, erano in una posizione davvero…- Fa Bill.

    -Davvero come?- Chiede Rosa.

    -Come dire? Diciamo, come se stessero insieme.-

    -Wooow!- Fa Marika. E insieme a lei anche i Tokio Hotel.

    -Ok, però ora pensiamo alla festa, ok?- Fa Georg.

    -Bill, chiama Andreas.- Fa Gustav.

    Bill prende il cellulare e chiama. Si accordano per l’orario. Gli chiede come vanno i preparativi. Se ci sono il padre e la sorella di Mia. Anto è entusiasta perché vedrà i suoi miti per la prima volta dal vivo.

     

    Esco dalla doccia. Prendo l’accappatoio che era nella busta della mia roba che hanno rubato da casa mia. Mi asciugo. Cerco di farlo il più veloce possibile. Inizio a vestirmi. Metto prima le mie culottes, poi il reggiseno. Inizio a mettere il mio guanto e i bracciali. Infilo i miei jeans strappati e la camicia. È il mio completo preferito e Rosa e Marika lo sanno troppo bene. Bussano. Io ancora non ho finito di abbottonare la mia camicetta, anzi direi che non ho ancora iniziato. Aprono prima che io possa rispondere. È Tom. Ma perché mi cerca solo quando sono in bagno. Le voci di Marika e Rosa rimbombano nella mia testa: “Tom è un playboy: con le ragazze vuole solo scopare!”. Ecco svelato il mistero. Ma io non gliela do, che se lo metta bene in testa. Si poggia alla parete e mi guarda. Inizio ad abbottonare la camicetta guardandomi allo specchio. Prendo i miei anelli e li infilo nelle dita. Poi prendo la mia collana perle nera. Infine prendo quella con tutte croci e faccio per abbottonarla. Tom viene dietro me e cerca di abbottonarmela. Questa volta rifiuto, ma insiste. Ok, Tom hai vinto te. Con la mano destra alzo i capelli ancora bagnati. Come l’altra volta, il suo sfiorarmi mi fa venire i brividi. Arrossisco pesantemente. Il mio cuore batte forte. Spero che non mi stia guardando da dietro. E come potrebbe? Mi sta allacciando la collana. Dopo averlo fatto poggia la sua mano sulla mia, quella che tiene i capelli su. Il mio cuore inizia a battere ancora più forte. Potrebbe andare in tachicardia, potrebbe venirmi addirittura un infarto. Ci guardiamo negli occhi dallo specchio. Arrossisco sempre di più. La sua mano è ancora sulla mia. Me l’accarezza dolcemente. Oddio, ora svengo, ora svenga! Anzi molto peggio, ora muoio! Me lo sento sto per morire! Ok, sto esagerando. Ok, sto per svenire. Lascio i miei capelli nella sua mano. La mia scende giù piano. Raggiunge l’altra. Tiene ancora i miei capelli alzati, poi, come l’altra volta, li lascia cadere delicatamente sulle spalle. Si avvicina al mio orecchio.

    -Hai davvero un bel collo! Chiaro, liscio, delicato! …Vuoi che ti asciughi io i capelli?-

    Me lo dice piano, sussurrando, come se fosse un segreto. Non riesco ad aprir bocca, sono completamente immobilizzata. I suoi occhi continuano a guardarmi attraverso lo specchio. Oddio, ma che mi succede? Perché mi sento così? Perché ho i brividi ogni volta che mi sfiora? Perché divento volgarmente rossa in viso? Tom non sorride, è serio. Faccio cenno di no  con la testa. Poggia la testa sulla mia spalla e mi abbraccia. Inizia a baciarmi il collo. Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare. Lo fa dolcemente. E mi piace, sì, mi piace. Poi passa all’altro lato. Metto le mie mani sulle sue che mi stringono in vita. Poi si ferma. Apro lentamente gli occhi. Ci guardiamo alo specchio per un po’. Poi si stacca da me e si rimette poggiato alla parete.  Mi guarda da lì. Ok, Mia, è il momento. Fallo ora.

    -Tom, posso chiederti una cosa?- Gli faccio guardandolo negli occhi.

    -Tutto ciò che vuoi.-

    Sono un po’ imbarazzata. Mia sta tranquilla. Chiediglielo su.

    -Perché dalla mattina dopo che ci siamo conosciuti per tutta la giornata non mi hai rivolto la parola?-

    Tom ride. Ride?! Come ride?! Perché ride? Mica gli ho chiesto: ”Andresti a letto col mio migliore amico”?!

    -Perché ridi?- Gli chiedo.  

    -Per la risposta alla domanda che mia hai fatto. Non immaginavo neanche che me l’avresti chiesto.-

    -Perché?-

    -Perché ho visto che, comunque, quando mi hai visto quando ti sono venuto a prendere, hai fatto finta di niente… Non so come reagirai quando ti spiegherò il perché del mio comportamento di quel giorno.-

    -Che vuoi dire?-

    -Niente…-

    -Come niente?!-

    -Se mi ascolti… Allora… Ricordi che prima che io uscissi dal bagno, quando tu ti stavi preparando, ti aggiustai i capelli e ti dissi: “così sei perfetta!”?-

    -Sì, lo ricordo, e allora?-

    -Ecco, quando tu uscisti dal bagno la prima volta ti vidi con i capelli legati. In quel momento non perché pensai che te l’eri legati solo perché dovevi finire di prepararti e i capelli davanti potevano darti fastidio. Ma quando uscisti la seconda volta, sempre con i capelli legati, e dicesti che eri pronta e mi offesi.-

    Rimango pietrificata. Cosa?! Cosa?! Cosa?! Cosa?! Cosa?!

    -COSA???????????- Gli urlo. -Te ti sei offeso solo perché io ho legato i capelli invece di tenerli sciolti come hai detto te?!-

    -Sì!- Fa lui ridendo. -So che è ridicolo, ma è così!- Continua a ridere.

    -Oddio, oddio, oddio, oddio, oddio!- Metto le mani nei capelli. Sto per strapparli dalla testa. -Te sei pazzo! Te non ragioni! Te non stai bene! Ma dico io che cazzo te l’hanno messo a fare il cervello? Per far prendere forma al cervello? Anzi, penso proprio che te non ce l’hai un cervello! M’hai fatto credere di averti fatto chissà che e invece… Più ti guardo e più mi viene voglia di ucciderti e, giuro che lo faccio!-

    Mi ricordo del bigliettino. Prendo i jeans che ho tolto prima. Metto la mano nella tasca e lo prendo. Glielo metto sotto al naso e gli dico:

    -E questo cosa vuol dire, eh?-

    Lo prende in mano, mi guarda e poi legge il bigliettino. Sorride. Come sorride?! Ma questo è scemo col GPS!

    -Ce l’hai ancora? Non l’hai buttato?- Mi chiede.

    Rimango allibita.

    -Mi dici che vuol dire?!-

    -Quello che ho scritto, cioè, mi ha fatto davvero piacere averti conosciuta.-

    Mi appoggio al lavandino. Metto le mani sul viso. Poi scendono sulle ginocchia. Sbuffo. Poi lo guardo. Anche lui mi guarda. Ha una faccia offesa. Cerca di sorridermi. Scuoto la testa. Poi rido. Subito dopo torno seria. Lo guardo.

    -Esci fuori!- Gli dico calma.

    -Come?-

    -Esci fuori, adesso!- Il tono della mia voce inizia ad essere più alto.

    -Perché?-

    -Perché?! Perché?! Perché?! Hai anche il coraggio di chiedermelo?! anche il coraggio di chiedermelo?!- Ora sto urlando. Lo spingo fuori con la forza. Lui cerca di fermarmi. Non ci riesce. Gli sbatto la porta in faccia. Mi poggio sulla porta, prima solo la schiena, poi poggio anche la testa e chiudo gli occhi. Do dei pugni sulla porta. Sbuffo. Non so se ridere o piangere. È tutto così assurdo. Che stronzo! Che stronzo! Che stronzo! Che stronzo! Che stronzo! Poi ci ripenso e inizio a ridere, come una scema. Torno a prepararmi. Indosso prima le scarpette, le mie DC Shoes. Poi inizio a truccarmi cercando di essere precisa.

     

    Tom è ancora dietro la porta. Anche lui è poggiato alla porta. Sta ridendo. Ride piano però, non vuole farsi sentire da lei. Però sente ridere lei ed è più sollevato. Quando ha sentito i pugni s’è un po’ spaventato. Vuole aspettare che si calmi. Ora, anche se ride, potrebbe comunque ucciderlo. È meglio aspettare qualche minuto.

     

    Dopo essermi truccata, passo ad asciugarmi i capelli. Bussano di nuovo. Neanche questa volta Mia fa in tempo a dire avanti, che già hanno aperto la porta. È ancora Tom. Ancora?! Ma vuole capirlo che non voglio più vederlo?!

    -Ok, hai ragione! Ho sbagliato e mi dispiace, non puoi nemmeno immaginare quanto, ma ho reagito d’impulso, non volevo trattarti in quel modo intenzionalmente, davvero!-

    Rimango un po’ allibita, non so se credergli o no.

    -Tom… Io… A me dispiace per come ho reagito prima, so che è stata esagerata, ma anche te hai esagerato, non pensi?-

    -Sì, sì, sì, sì, hai ragione e non devi essere tu a scusarti, ma io. Ti chiedo umilmente perdono… Ora voglio solo chiederti una cosa.-

    -Cosa?-

    -Di ricominciare dall’inizio, di fare finta che tutto questo non sia mai successo. Ti chiedo di ricominciare dalla notte in cui ci siamo conosciuti, anzi no da quando sono uscito dal bagno, quel giorno.-

    -Sai che mi stai chiedendo molto, vero?-

    -Sì, lo so. E so anche che ora mi giudichi uno stronzo viziato, ma se accetterai la proposta, io giuro che farò di tutto per non sbagliare.-

    Mi porge la mano determinato. Gliela guardo. Ha le dita lunghe, da chitarrista, le ha come piacciono a me. Non sono del tutto sicura di quello che sto facendo. Ok, va bene! Accetto la sua proposta. Lo guardo negli occhi. Mi sorride. Sorrido anch’io. Si avvicina a me e mi abbraccia forte. Anch’io lo stringo. Il mio cuore torna a battere forte. La rabbia se n’è andata. Vorrei tanto baciarlo. Mia, ma che dici?! vuoi baciarlo?! Mi stacco timidamente da lui e, sempre timidamente, gli sorrido. Torna a poggiarsi alla parete, mentre io mi asciugo i capelli.

    -Ma perché non me l’hai detto quel giorno?- Gli domando.

    -Ero offeso…- Lo guardo male. -Ok, non ero offeso, ci sono rimasto male.-

    Questa volta li terrò sciolti come vuole lui.

     

     

                                       Capitolo 10

    Il pullman si è appena fermato e Tom mi sta bendando con una delle sue fasce, che indossa sotto al suo cappellino.  Sento il suo odore, o meglio, il suo profumo. Gli altri sono scesi prima di me. tom mi dice di stare attenta a non inciampare. Con una mano mi tiene la mia e con l’altra tiene stretta la fascia davanti ai miei occhi in modo che questa non me li scopra. Ci dirigiamo verso la portiera piano, senza correre. Dovremmo essere arrivati alla portiera. Qualcuno la apre. Lui mi lascia un attimo, cerca di passare avanti. Scendiamo pian piano. All’ultimo scalino mi lascia ancora un po’ la mano. Faccio per scendere lo scalino e poggiare il piede a terra, ma Tom mi prende in braccio. Faccio un piccolo urlo, poi sorrido, non so se anche lui sta facendo la stessa cosa. Gli metto una mano sul viso e gli do un bacio leggero sulla guancia.

    -Tom, ma dove stiamo andando? E non rispondermi “non ti preoccupare”!-

    -E’ una sorpresa, va bene? Dai, non preoccuparti.-

    Gli do un piccolo schiaffetto in viso.

    -Ok, va bene, mi fido, ma non farmene pentire.-

    -Ok!-

    E mi dà un bacio sulla guancia. Sento che sto arrossendo. Ma quanta strada dobbiamo fare? Non oso chiederglielo, voglio fidarmi di lui e, comunque, già so come mi risponderebbe. Tom continua a camminare per un altro po’.

    -Eccoci qua, siamo arrivati.- Mi posa piano a terra.

    Mi dà una mano e con l’altra continua a mantenere la fascia. Mi stringe forte la mano. Continua a guidarmi. Mi aiuta a scendere altri scalini. Ci fermiamo. Mi prende il viso fra le mani.

    -Ok, Mia, ora sta ferma qui e non togliere ancora la benda.-

    -Ok!-

    Mi dà un altro bacio sulla guancia. Sento dei passi. Si sta allontanando sicuramente. No, no, no, no, no, non può lasciarmi qui.

    -Ok, Mia, ora puoi toglierla.- Mi dice.

    La sua voce è lontana. Ho paura. Paura di togliere la fascia dagli occhi. Ok, Mia levala. La levo. È tutto buio, non riesco a vedere niente.

    -Tom …Tom… Tom, dove sei?- Non mi risponde e sto avendo un pò paura. -Tom… Tom, ti prego, rispondi! Non fare il cretino!- Gli dico. Non mi muovo. Ma dov’è andato quell’imbecille? Che coglione. Scuoto un po’ la testa. Poi l’abbasso. Dopo un po’, si accende una luce. Inizia la musica. Poi si accende un’altra, quella sopra a Gustav. Poi quella su Georg. Poi quella su Tom e, infine, quella su Bill. Mi sorridono tutti e quattro. Bill inizia a cantare. Leb’ die Sekunde. Mi faccio più avanti. Stringo la fascia di Bill. Poi la metto in tasca. La voce di Bill è magica. Riesce a rabbrividirmi. Ok, è ufficiale: Mia Mozzillo è diventata una fan dei Tokio Hotel! Una delle fan numero uno. Guardo Tom. Le sue mani sanno come muoversi sulla sua chitarra. È serio quando suona ed è così figo. Mia, te ti sei innamorata di Tom. Sì, è vero mi sono innamorata di lui. E ora come diavolo faccio? Non so neanche se lui prova la stessa cosa per me. E, poi, chissà quando lo rivedrò la prossima volta. Non puoi, Mia, non puoi! …Ma perché? Mica è un mafioso? O un alieno? No, è un essere umano come me. Tra l’altro è un ragazzo dolce, solare, stupendo, sensibile, affettuoso, logicamente quando vuole. Quando non vuole è proprio un imbecille e purtroppo mi piace lo stesso. Continuo a fargli gli occhi a cuoricino.

    Finisce la canzone. Tutt’e quattro saltano dal piccolo palco. Appena scendono, li abbraccio. Li abbraccio forte. A poco, a poco iniziano ad accendersi.

    -SORPRESA!- Urlano.

    Mi stacco dal gruppo e mi giro. Sono Marika e Rosa con i loro ragazzi, mio padre, mia sorella e Raoul. Poi c’è anche un ragazzo biondino. Non lo conosco. Le lacrime iniziano a scendermi sulle guance. Mi hanno fatto una festa a sorpresa! Istintivamente prendo la mano di Tom, che è accanto a me e gliela stringo forte. mi giro verso Tom e metto il viso sul suo petto. Le lacrime continuano a scendermi. I singhiozzi si fanno più forti. Tom mi carezza dolcemente la testa.

    -Ehi, ma che fai? Piangi?-

    Faccio sì con la testa. Dopo un po’ la alzo e lo guardo negli occhi. Oddio, avrò sicuramente tutto il trucco sbavato. Sono orribile!

    -Come sta il trucco?- Gli chiedo.

    Scoppia a ridere e anche io con lui.

    -Va bene! Sei bellissima.-

    Lo guardo un altro po’ negli occhi, ci sorridiamo e mi giro verso gli altri.

    -Ragazzi, non so davvero come ringraziarvi.-

    -Non devi farlo, Mia.- Risponde mio padre.

    Corro ad abbracciarlo. Lo stringo forte e inizio a singhiozzare di nuovo. Papà mi accarezza la testa. Anche lui sta piangendo. Lo stringo ancora di più. Poi mi stacco da lui e abbraccio mia sorella. Stringo forte anche lei. Ok, Mia, basta piangere. Mi stacco anche da lei. Tom mi raggiunge e mi tira. Mi porta verso il ragazzo biondino.

    -Andreas, questa è Mia!-

    -Mia, questo è Andreas, il mio migliore amico, dopo Bill.-

    Ci diamo la mano. Iniziamo a parlare tutti e tre. Poi si aggiunge anche Bill. Andreas è davvero simpatico. Iniziano a fare i cretini. Certo che quando si dice “Dio li fa e poi li accoppia!”, c’ha ragione. Povero Bill, chissà come fa a sopportare suo fratello. Certo che a stare in contatto con un imbecille si diventa imbecille. Arriva Gustav, dopo un pò.

    -Ok, ora è arrivato il momento dei regali.- Ci fa Gustav.

    -Già me lo avete fatto il regalo più bello.-

    -Mah, figurati, è cosa da niente! …Ma di che regalo parli tu?- Mi chiede Bill.

    -il regalo più bello che io possa mai aver ricevuto è che voi esistete. Comunque voglio annunciarvi che sono diventata anch’io una vostra fan numero uno.-

    -Evvai, ce l’abbiamo fatta!-

    Bill, Tom e Gustav mi abbracciano forte. anche ora non riesco a respirare. Poi si staccano e ci dirigiamo al centro della sala. Per primo arriva Raoul. Mi abbraccia facendomi gli auguri. Ci stacchiamo e mi dà il suo regalo. Lo scarto subito. Sono un paio di occhiali da sole della Gucci. C’è anche un bigliettino. Lo leggo: ”Carissima Mia, voglio iniziare questa lettera scrivendoti “Ti amo! Non so quante volte ho provato a dirtelo, ma non ci sono mai riuscito, perché m’è mancato il coraggio. So che anche tu mi ami e desidero iniziare la nostra storia insieme da oggi. Oggi che è la tua giornata. Oggi che compi i tuoi primi diciotto anni. Ti prego dimmi di sì! Tuo Raoul!”

    Alzo lo sguardo dal foglio e guardo Raoul a bocca aperta. Non so che dire. Lui mi sorride. Si avvicina a me, mi prende il viso tra le mani e cerca di baciarmi. Io giro la faccia per respingerlo. Si allontana.

    -Come fai a sapere che ti amavo?- Gli chiedo.

    -Ho letto il tuo diario.-

    -Hai letto il mio diario?! Chi ti ha dato il permesso?- Sono calma mentre glielo chiedo.

    -So di aver sbagliato, ma dovevo capire quello che provi per me. io mi sono innamorato di te appena ti ho vista. Ho cercato di capire fin dall’inizio se anche tu mi ami, ma non sono mai riuscita a capirlo dai tuoi gesti e ho deciso di leggere il tuo diario.-

    -Ecco perché non lo trovavo mai dove lo lasciavo. Ora capisco tutto.-

    -E ora so che anche tu provi la stessa cosa per me.-

    -No, non è così. Raoul io ho creduto di amarti. L’ho creduto fino ad ora, ma non è mai stato così.-

    -Ok! …Ehm, c’è già un’altra persona?- Mi chiede dispiaciuto.

    Non vorrei girare il coltello nella piaga, ma a questo punto è meglio essere del tutto sincera, anche perchè, se lo scoprisse più in là, potrebbe rimanerci ancora più male.

    -Sì, c’è un altro.- Evito di guardarlo in faccia.

    -Lo conosco?-

    -Non proprio!-

    -Spero per te che vada bene con lui e vorrei che rimanessimo comunque migliori amici.-

    -Sempre. Sei un amico fedele, ma non leggere mai più il mio diario.-

    -Ok!-

    Ci abbracciamo di nuovo. Dopo ci stacchiamo. Poggio il suo regalo su un tavolino. Si avvicinano Marika e rosa con i propri ragazzi. Mi danno il loro regalo. Lo scarto velocemente. È una collana della Tribe.

    -E’ stupendo, grazie, ragazzi!-

    Abbraccio tutti. Li voglio troppo bene. Mi stacco da loro e poggio il loro regalo sul tavolino dove ho poggiato il regalo di Raoul. Dopo si avvicinano anche mio padre, mia sorella, i Tokio Hotel, tranne Tom e Andreas. Chissà dov’è To. Vabbeh, non fa niente. Mi porgono il loro regalo. Lo scarto. No! Oddio, non può essere! Il cellulare che chiesi a papà. Non pensavo che me lo regalasse perché mi disse che costava troppo.

    -Mia, questo non te lo regalo io, ma loro cinque.- Fa mio padre.

    -I Tokio e Andreas?- Chiedo io.

    -Sì.- Mi risponde lui.

    Abbraccio tutti loro. Sono stati davvero tutti gentili con me e li voglio un mondo di bene. vorrei abbracciare anche Tom ma non so che fine ha fatto. Papà mi dà il regalo che mi ha fatto con mia sorella. Scarto anche quello. È un orologio della Breil. Lo indosso subito.

    -In più abbiamo chiesto a tuo padre se per tutta l’estate tu e tua sorella potevate venire con noi e lui ha risposto di sì.- Fa Bill.

    -E in più rimarremo qui un mese intero. Così potremmo darti fastidio.- Fa Georg.

    Abbraccio tutti loro. Poi mi stacco da loro e abbraccio mio padre e mia sorella. Gustav e Georg si allontanano. Bill e Andreas rimangono qui. Mi stacco da mio padre e mia sorella. La voce di Georg mi fa girare verso il piccolo palco.

    -Ora vorremmo farvi sentire due canzoni. Sono canzoni che non ha cantato Bill, ma Tom. Vorrei invitare Mia a salire sul palco.-

    Mi avvicino al piccolo palco. Tom abbassa la mano per aiutarmi. Io salgo da sola, come un maschiaccio. Ci sono due sgabelli al centro. Su uno di essi è poggiata la chitarra di Tom. Mi siedo sull’altro. Tom prende la chitarra, si siede e se la poggia sulle gambe. Inizia a cantare suonando la chitarra. Non so come si chiamano le canzoni che sta cantando, non le avevo mai ascoltate. Ha una voce stupenda, dolcissima. Incredibile! Come faccio a non essere innamorata di lui? Lo amo da impazzire. Lo amo, lo amo, lo amo, lo amo…

    Quando finisce di cantare mi dà la mano. Poi si alza, posa la chitarra a terra poggiandola al suo sgabello e mi abbraccia forte. io lo stringo ancora di più. Mi sussurra:

    -Queste canzoni sono solo tue e di nessun altro, ora.-

    Sorrido. Mi dà un bacio sulla guancia. Ora, per la prima volta nella mia vita, sono davvero felice. Solo quando c’è lui sono felice.

    La festa continua e io continuo ad essere ancora più felice.

     

     

                                     

    17 January

    ff for th

    Capitolo 8

    Passano i giorni, passano le ore, passa il tempo. A volte passa veloce, a volte lento. Oggi, per esempio, è tutto più lento. Guarda un po’, proprio oggi che vorrei passasse in fretta. Non puoi gestire tu il tempo a tuo piacimento. È lui che gestisce te, te non puoi far altro che fare quello che dice lui. No fai altro che aspettare che la lancetta grande da un minuto si sposti all’altro e quella piccola da un’ora si sposti all’altra. Soprattutto quando hai qualcosa di importante da fare, soprattutto lì il tempo non passa mai. Oggi, più degli altri giorni, vorrei che il tempo passasse in fretta. Lo vorrei proprio oggi che è il giorno del mio compleanno. Oggi compio diciotto anni. Voglio che sia un giorno come un altro. Gli altri non fanno altro che aspettare i loro diciotto anni per fare una mega-festa. Io no. Non amo fare queste cose, ma a casa mia è un po’ difficile che i compleanni siano un giorno come un altro, ma qui a scuola è tutto più semplice, perché non sanno la tua data di nascita, al massimo una persona più ricordarla, al massimo due, ma mai tutte. Per mia fortuna nessuno se l’è ricordato in classe. Marika e Rosa stamattina sono venute in classe e mi hanno detto che hanno preparato delle sorprese per me. Io le ho risposto di non architettare nulla: né feste e né regali. Non se ne sono fregate e, prima che io potessi dirle qualche altra cosa, sono tornate in classe loro. Quelle due hanno un tempismo perfetto. Ieri sera ho parlato a lungo al telefono con Gustav e Georg: sono così simpatici. Mi hanno chiesto quante volte ho ascoltato i loro cd. Volevo fingere di averli ascoltati sì e no una volta, ma non l’ho fatto. Ho preferito non mentire e dirgli tutta la verità, cioè che li ascolto sempre. Mi sa che sto diventando anch’io una Tokio – Fan. L’unica in tutta la mia classe. Ho iniziato a cercare su internet delle loro foto e salvarle. Soprattutto quelle di Tom. Tom. Chissà come sta. Se ogni tanto mi pensa. Se chiede di me a Bill, Gustav e Georg. Se gli viene la voglia di prendere il cellulare di Bill o Gustav o di Georg e prendersi  il mio numero e salvarlo sul suo cellulare. Sto diventando patetica, ma non posso farci niente. Da quando l’ho conosciuto, non faccio altro che pensare a lui, anche quando non voglio.

    Subito dopo aver parlato al cellulare ho parlato con mio padre. Ci siamo chiariti. Abbiamo chiarito le nostre incomprensioni, il perché reagisco in un modo, invece che in un altro. Poi ho iniziato a confidarmi con lui. Gli ho raccontato di Raoul, poi di Tom, di Bill, di Gustav e di Georg. Gli ho parlato soprattutto di Tom. È stato tutto molto naturale. E lui non faceva altro che dirmi che sono cresciuta troppo in fretta. Per me, l’aver chiarito con mio padre è stato il regalo più bello che potessi mai ricevere per il mio compleanno.

    Le ora scolastiche sono sempre lentissime. La campanella che ci avvisa che siamo liberi di tornare a casa non vuole proprio suonare. Oggi c’ho solo voglia di dormire fino a domani mattina. Ultimamente con Raoul sto parlando poco e niente. Lo vedo pochissimo e, se devo essere sincera, non me ne frega più di tanto se non lo vedo, anzi per me è meglio se non lo vedo. Non gli ho parlato di quello che successe in albergo con Tom la mattina dopo il concerto.

    Guardo l’orologio. Finalmente sono le 12.30. Tra cinque minuti dovrebbe suonare la campanella. Nel frattempo inizio a prepararmi lo zaino.

    -Signorina Mozzillo, le interessa molto la lezione, sicuramente non vede l’ora di correre a casa a studiarla, vero?- Mi fa il professore di Filosofia.

    -Detto molto sinceramente, di questo filosofo di cui, tra l’altro, non ricordo neanche il nome, e di tutta la filosofia in generale, non mi frega proprio niente!- Faccio io sfacciata. 

    -Mmm… Quindi potrei dire che della in generale scuola le frega poco e niente.-

    -Direi di sì, sì!-

    -E come mai quando vedo le sue pagelle noto voti così alti? Eppure ha appena detto che non le frega della scuola.-

    -Lo faccio solo per non deludere mio padre.-

    -Ah sì? Che bello! Lo fa per non deludere suo padre. Allora perché…- La campanella mi salva. Il prof ci dà l’assegno. Esco velocemente dalla mia classe e mi dirigo verso quella di Rosa e Marika. Aspetto per qualche minuto. Tutti gli studenti corrono per i corridoi, si chiamano. C’è chi è felice per un’interrogazione o un compito andato bene e chi piange per un’interrogazione o un compito andato male. Mi giro un po’ dietro. Il prof. di Filosofia che si dirige verso me verso l’uscita di emergenza che si trova di fronte a me. Il mio cellulare vibra. Lo prendo. È un messaggio. Lo apro. È il messaggio della Tim. Qualcuno si ferma di fronte a me. Alzo lentamente la testa. È il prof. di Filosofia. Gli sorrido timidamente. Lui invece è serio. Poi mi fa un sorriso beffardo.

    -I cellulari, a scuola, devono stare spenti.- Mi fa con aria di sfida.

    -Preferisco tenerlo sul silenzioso. Non mi piace tenerlo spento.- Anch’io lo sto sfidando.

    -Vede, signorina, anche se non le importa della scuola non vuol dire che lei debba ignorare le sue regole.-

    -Ma io non le ignoro, solo che mi dà fastidio il cellulare spento.-

    Non gliela do vinta. Si arrende e decide di andarsene. La porta della classe delle mie amiche è aperta. Mi affaccio. No, non c’è più nessuno. Cavolo! Oggi Marika e Rosa all’ultima ora avevano Educazione Fisica. Ok. Scendo di corsa le scale, anche se c’è molta gente ed è molto difficile passare. Mi guardo intorno. Non le vedo. Ok, ora vado a vedere in palestra. Entro. Non c’è più nessuno manco qui. Ma dove cazzo sono andate? Perché non mi hanno aspettato? Ok, tanto vale che me ne vado. Percorro il cortile della scuola. Oh, cazzo devo muovermi altrimenti perdo il pullman. Cammino un po’ più velocemente. Non c’è quasi più nessuno per strada. Mi incammino nella strada dove ci aspetta il pullman. Questa me la pagano. E si aggiunge alla lista di tutti favori che ho da chiedere a tutt’e due.

    Qualcuno mi blocca il braccio e, prima che io possa girarmi mi mette le mani sugli occhi. Metto subito le mani sopra a quelle della persona che mi sta tappando gli occhi. Le tocco. Cerco di trovarle qualcosa che possa essermi familiare. Queste mani le ho già toccate.

    -Mia!- Mi sussurra.

    È una voce maschile. Molto bella. E molto familiare. E’ una voce che volevo riascoltare da molto tempo. Tolgo le mani con dolcezza. Mi giro. Sì, è lui.

    -Tom! Tom Kaulitz!-

    È Tom. Non ci credo, non ci credo! È un sogno. Ha gli occhiali da sole neri, il suo immancabile cappello con la visiera. Mi sorride. Lo abbraccio forte. Mi è mancato molto. Non ci stacchiamo. Ok! Ora basta!

    -Come stai?- Mi chiede.

    -Bene, bene, e te?-

    -Non mi lamento.-

    Mi abbraccia di nuovo. Lo stringo più forte. come se avessi paura che potesse scappare da me da un giorno all’altro.

    -Mia, devi seguirmi.- Mi fa mentre stiamo ancora abbracciati. Poi ci stacchiamo.

    -Dove?-

    -E’ una sorpresa!-

    -Una sorpresa?-

    -Sì, sì! Tra un po’ lo capirai!-

    Mi prende la mano e mi porta con sé. Abbiamo cambiato la direzione. Ci dirigiamo verso piazza San Pasquale. Vedo un pullman fermo sotto i porticati. Oddio mi sembra davvero di sognare, ma, invece, è la realtà. Gli chiedo dove sono gli altri componenti del gruppo, lui mi risponde di non preoccuparmi. Non devo preoccuparmi?! E che risposta è “non preoccuparti”?! Boh, io non ci sto capendo più niente. Qui c’è qualcosa di strano. E poi, come fa a sapere di dove sono? Come fa a sapere io dove vado a scuola? Come ha fatto ad arrivare fin qui? Oddio, questo è davvero un sogno! No, io non sto sognando! Il pullman è ancora lì fermo. Tom inizia a correre e mi trascina. Gli stringo la mano per non perderlo. Arriviamo al pullman. Lui sbatte la mano. Dopo un po’ la portiera si apre. Fa salire prima me, poi sale lui. Mi guardo intorno. Più che un pullman mi sembra una casa. La portiera si chiude. Lascia un secondo la mia mano, passa avanti e la riprende. mi fa fare il “giro turistico” per tutto il pullman. Nel frattempo il pullman ha iniziato a camminare. Questo dev’essere sicuramente il pullman che usano per gli spostamenti durante i loro tour. Dopo avermi fatto “visitare” tutto il pullman, mi porta in quella che lui e gli altri componenti del gruppo chiamano “sala relax”. Lì trovo Marika, Rosa, Bill, Gustav e Georg seduti su un divanetto. Ci vedono arrivare. Gli ultimi tre vengono ad abbracciarmi. Mi stringono così forte da farmi mancare l’aria. Tom mi lascia la mano. Mi danno baci sulle guance. Mi dicono che sono felici di rivedermi e che non sono cambiata affatto. Anch’io sono felice di rivederli e anche loro non sono cambiati affatto. Finalmente mi lasciano respirare. Uff… inizia la raffica di domande: come stai?, cosa hai fatto?, sei felice di rivederci?. Tom se ne esce con:”Sei fidanzata?”. Rimango impietrita da quella domanda. È strano da parte sua. Soprattutto dopo che il giorno in cui dovevo ripartire non mi ha degnata di una parola. E neanche di uno sguardo. Se me ne fossi ricordata quando l’ho visto prima, non l’avrei abbracciato così forte e con tanto entusiasmo.

    -Mia, togli zaino e giubbetto e siediti vicino a me.- Mi dice Bill.

    Obbedisco. Poso lo zaino a terra e mi libero del mio giubbetto. Poi mi faccio fare posto fra lui e Georg. Tom si siede affianco a Rosa. Iniziamo a parlare del più e del meno. Non so dove stiamo andando e, se devo essere sincera, non me ne frega proprio. Comunque è meglio avvisare mio padre. Prendo il cellulare. Prima che io componga il numero Marika mi dice:

    -Se vuoi avvisare tuo padre, lascia stare, sa già tutto. Lo abbiamo avvisato ieri pomeriggio.-

    -Avete programmato tutto ieri pomeriggio?-

    -Nooo, da una settimana.-

    -Oddio!-

    Sto per posare il cellulare quando mi compare la chiamata di Raoul. Bill mi strappa il cellulare di mano. Lo spegne e se lo mette in tasca.

    -Oggi non sei rintracciabile. Oggi tutt’e tre siete solo per noi. E tu, Mia, se era Raoul, ti consiglio, non cagarlo più: è solo un cretino. Non permettergli di trattarti come gli pare.- Mi fa Bill con il suo modo di fare sempre fraterno. Gli ho raccontato tutto di Raoul. Sia a lui e si a Georg e Gustav.

    -Sappiamo che oggi è il tuo diciottesimo compleanno.- Mi fa Georg. Annuisco timidamente.

    -Ed è soprattutto per questo che siamo qui, per fartelo festeggiare nel miglior modo possibile.- Mi fa Gustav. Sorrido timida.

    -Allora, visto che oggi è la tua giornata, ogni tuo desiderio per noi è un ordine.- Questa volta è Tom che parla. Lo guardo, anche lui mi guarda.

    -Dite sul serio?- Annuiscono tutti. –Marika e Rosa lo fanno già, perché mi hanno trascinato al vostro concerto con la forza.-

    -Ma se non l’avessero fatto tu ora non ci conosceresti e non saresti qui.- Fa ancora Tom. Torniamo a guardarci. Ha degli occhi così profondi e belli. Ok, penso che sia il caso di staccare gli occhi da lui.

    -Su questo ti do ragione, ma comunque resta il fatto che mi hanno costretta e, quindi devono pagarla.-

    Guardo con aria diabolica Marika e Rosa. Loro si fanno minuscole. E, questa volta senza volerlo mi trovo a guardare Tom e anche lui fa la stessa cosa, solo che non so se lo ha fatto apposta o no. Ancora non ho avuto l’occasione di chiedergli perché ce l’aveva con me quel giorno. Perché non mi ha chiesto il numero. Perché non mi mandava i suoi saluti nei messaggi che inviava Marika e Rosa. L’occasione l’ho avuta prima, solo che me ne sono completamente dimenticata. Ok, ora cercherò un modo per rimanere sola con lui. Sì, ma come? Siamo in un pullman e ci sono i miei amici. Ho comunque un pomeriggio intero a disposizione e in un pomeriggio può succedere di tutto. Tom si alza e se ne va. Io faccio la stessa cosa. Ma prima vado vicino al mio zaino, lo apro e prendo il mio diario. Non so in quale parte del pullman sia andato. Vabbeh, lo cercherò. Lo trovo quasi subito. Sta aspettando che la sua PlayStation si accenda. È’ semi sdraiato sul letto. Alza lo sguardo mi vede e sorride.

    -Posso sedermi?- Gli faccio indicando il letto col dito.

    -Prego!- Mi fa posto togliendo i piedi.

    Mi siedo tolgo le molle dalla mia Smemoranda e lo apro. Alla prima pagina, dopo la copertina c’è il suo biglietto, quello che mi lasciò nel giubbetto il giorno dopo il concerto. Lo prendo mi giro verso lui e lo guardo. Anche lui mi guarda. Sto per metterglielo sotto il naso, ma mi blocco subito. Lo tengo stretto in mano. Poi lo metto in tasca.

    -Ci facciamo una partita?- Mi chiede.

    -Sì!- Ci sorridiamo a vicenda.

    Ecco, Mia, ora potevi chiederglielo. Perché non l’hai fatto? Che imbecille che sono. Tom si inginocchia per fare qualcosa. Il suo viso è a due centimetri dal mio. Non so cosa stia pensando di fare. Attacca un altro Joystick alla Play. Mentre sta per tornare al posto improvvisamente si blocca, rimanendo a due centimetri da me. ci guardiamo. E per la prima volta mi sento guardata nel modo che piace a me e in cui nessun ragazzo ancora mi ha guardata. Si avvicina ancora di più e tutto sta diventando così meravigliosamente pericoloso. Stiamo per baciarci.

    -Tom!-

    Ecco, lo sapevo, c’era la fregatura. Ci giriamo entrambi. È Georg.

    -Tempismo perfetto, Georg!- Fa Tom a bassa voce. Io faccio un piccola risata che traduco in tosse.

    -Cosa?- Gli chiede.

    -Niente, piuttosto, che c’è?- Fa ancora Tom.

    -Volevo sapere dov’eri, o meglio, dov’eravate.-

    -Stiamo facendo una partita alla PlayStation, vero, Mia?-

    -Sì, stiamo giocando, giusto!- Faccio io subito.

    -Con il televisore spento?- ci chiede Georg.

    Io e Tom ci guardiamo, non sapendo bene cosa dire. Poi guardiamo il televisore.

    -Giusto, lo accendo subito.-

    Cerco il pulsante di accensione. Ma non c’è il telecomando? Lo trovo e lo premo. Davanti a me compare il menù del gioco. Poi mi rigiro verso Georg e faccio il sorriso più smagliante possibile. Georg decide di andarsene. Scuote la testa. Tom e io torniamo a guardarci negli occhi e scoppiamo a ridere. Dopo un po’ torniamo seri. Tom mi mette la mano dietro la nuca e riavvicina la sua testa alla mia e mi chiede dolcemente:

    -Dove eravamo rimasti?-

    Io indietreggio e gli rispondo:

    -Che dovevamo fare la partita.-

    -Ah, sì… Ehm, giusto…-

    Indietreggia di nuovo. Questa volta si mette seduto. Mia, ma cosa hai fatto? Tom voleva baciarti e te che fai, pensi alla partita? Complimenti, Mia, hai dimostrato che il tuo stato di imbecillaggine è più alto di quanto si pensasse! Apparte che la magia, purtroppo, si è spezzata. Ma, poi, perché penso a questo? Fino a poco tempo fa non mi parlava e ora vuole addirittura baciarmi. Ok, prima scopro perché sì è comportato in quel modo e prima potrò far sì che la situazione del bacio si ripeta. Ora dipende solo da lui. Voglio proprio sapere cosa mi dirà quando glielo chiederò.

    15 January

    capitolo 6

                                                           Capitolo 6

    Durante tutto il viaggio di ritorno, le mie migliori amiche commentano questi giorni passati a Bologna, iniziando dal giorno in cui siamo arrivate e finendo ad oggi pomeriggio. Rosa dice che Bill da vicino è ancora più figo, su questo le do ragione, anche se gli altri non sono da buttare. Marika ha chiesto a Georg chi è il suo parrucchiere. Lui prima s’è fatto una risata che non finiva più, poi l’ha fatto venire in albergo e le ha fatto fare i capelli più lisci di un pavimento in marmo. Marika ne è rimasta felicissima, tanto che gli ha chiesto se qualche volta poteva farlo venire a casa in modo da poter avere capelli perfetti sempre. Georg è scoppiato nuovamente a ridere e con lui hanno riso tutti, compresa me. Anche Rosa s’è fatta lisciare i capelli dal parrucchiere di Georg. Quando ha finito di lisciare i capelli a Rosa, mi hanno chiesto se anche io avevo bisogno di lisciarli, io ho risposto che non ne ho bisogno dato che i miei capelli sono già lisci naturali. Marika ha risposto:

    -Georg, lei ha avuto il culo che quando si lava i capelli, le escono già belli lisci. E con la pioggia non si arricciano mai. ‘Sta mazzosa!- E subito e ristoppiata la risata generale. In quel momento ho guardato Tom, anche lui mi guardava. Ho provato a sorridere, ma mi sono intimidita troppo. Rosa continua a dire che non dimenticherà mai questi due giorni. A proposito di Tom. Non ho ancora capito quello che è successo. Non ho capito ancora perché tutto d’un tratto non ha più voluto parlarmi. Perché se n’è stato in disparte da me? Perché non mi ha più sorriso, con quel suo modo dolce? Perché non mi ha proprio guardata tranne quando è successo l’episodio del parrucchiere? Perché non ha voluto il mio numero di cellulare? Perché? Perché? Perché? Vorrei riuscire a capirlo, ma non ci riesco. Eppure io non gli ho fatto nulla. Eppure sembrava che… Oddio, Mia, ma cosa dici?! E’ Tom dei Tokio Hotel! Vuoi mettertelo in testa questo o no?! A te non piacciono affatto i Tokio Hotel. Non ti piacciono. Anche se devo ammetterlo che quella canzone mi ha colpito molto. Cazzo, no! Ho scordato di chiedere a Bill come cavolo si chiamava. Non avrò mai più l’opportunità di chiederglielo. Sento il mio cellulare che vibra. Sarà di certo Raoul, dopo stanotte ancora non abbiamo più parlato. Poi preferisco parlare con lui da vicino. Prendo il mio cellulare e con grande sorpresa scopro che non è lui, ma è Bill che mi ha squillato. Ha squillato anche Marika e Rosa. Queste ultime si accorgono della mia faccia.

    -Ehi, Mia, ma cos’hai?- Mi chiede la prima.

    -Niente, stavo pensando.-

    -A cosa?-

    -A Raoul. Stanotte al telefono mi ha detto che vuole parlarmi.-

    -Ah. Vabbeh, forse vorrà dirti quello che te tanto attendevi.- Fa Rosa.

    -Non lo so. È che il non averlo visto in questi due giorni mi ha fatto pensare a  quello che provo per lui. E non sono più sicura di esserne innamorata.-

    -E infatti ti sei consolata con Tom. Abbiamo visto come ti guardava stanotte in camerino. Menomale che non ti piaceva nessuno dei Tokio.-

    -E infatti è così!-

    -Rosa, ma che dici?!-

    -Infatti, se era interessato a lei, l’avrebbe subito portata a letto. Ma ho notato che dopo che, stamattina, mentre te uscivi dal bagno, t’ha guardato. E prima sorrideva, poi ha cambiato espressione. E poi per tutta la giornata non vi siete parlati. Volevo chiederti come mai.-

    -Non lo so neanche io.-

    -Ah, capisco! Comunque, cosa ti ha fatto mettere in dubbio quello che provi per Raoul?-

    -Non so neanche questo. L’ho capito all’improvviso.-

    -Non c’è stato niente che t’ha messo in dubbio?- Chiede Marika seria.

    -Non so.-

    -Ragà, non pensate che sia stato bello conoscerli?- Fa Rosa.

    -Devo ammetterlo e questo mi dispiace, ma io direi di sì.- Faccio io.

    -Mia, te ti sei fusa.- Fa Marika.

    Scoppiamo a ridere tutt’e tre.

    -Ragà, Tom mi ha inviato un messaggio.- Fa Marika.

    Il mio cuore inizia a battere forte. Ma cosa gli prende? Spero tanto che chieda il mio numero. Dio, ti prego, fa che lo chiede. Te ne prego! Marika inizia a leggerlo.

    -“Ciao carissima. Allora siete arrivate a destinazione o ce ne vuole ancora molto? Salutami Rosa.”-

    -Perché ha chiesto di salutargli solo me? Mia, ma cosa gli hai fatto?-

    -Non ne ho idea. Forse perché sono un’anti – Tokio? È solo questa l’unica spiegazione.-

    -No, non penso, perché comunque gli altri ti hanno accettato.-

    -Gli altri! Si vede che a lui sto sulle palle, ok?-

    Marika e Rosa non sanno cosa dire. E neanche io. Ci sono rimasta malissimo. Perché sta facendo così? Non riesco a capirlo.

    Per scacciare questo pensiero brutto pensiero penso a Bill e agli altri due, Georg e Gustav. Loro mi hanno accolta benissimo. Mi hanno fatto sentire subito a mio agio. Non gli è pesato il fatto che non ero una loro fan. Ok, ora basta pensare ai Tokio. Basta! Cavolo il mio anello preferito non l’ho più messo stamattina. Ieri lo misi nel giubbetto. Lo prendo dal sedile affianco al mio. Frugo prima nella tasca destra. Trovo un foglietto piegato più volte su se stesso. Lo apro e lo leggo: “Ciao, è stato un piacere conoscerti… alla prossima!”. È firmato “Tom Kaulitz”. Rimango scioccata. Lo rileggo altre tre volte. Poi alzo lo sguardo e guardo fuori al finestrino. Faccio un piccolo sorriso. Ritorno sul mio anello. Rimetto la mano nella tasca destra del mio giubbetto e ci frugo dentro. Niente, non è qui. Poi frugo nell’altra. Neanche qui. Oh cazzo! Dov’è? Dov’è? Dov’è? Torno a frugare nella tasca destra, poi di nuovo quella a sinistra. Niente! Frugo nelle tasche del jeans. Niente neanche lì. Mi sto agitando. Oddio, quell’anello no. L’ho cercato tanto. Oddio, no! Marika e Rosa notano il mio agitamento.

    -Che hai?- Mi chiede Marika.

    -Non trovo il mio anello. Quello fatto a tre tutti incastonati che uso per il pollice.-

    -Non ricordi dove l’hai messo?-

    -Ieri lo misi nella tasca del giubbetto, ora non c’è più.-

    -Forse sarà caduto.-

    -Uffi! Non sai quanti negozi ho girato prima di riuscire a trovarlo.-

    Finalmente alle 19.30 arriviamo alla stazione di Frattamaggiore. Scendiamo dal treno con trascinando i nostri piccoli trolley. Passiamo per il sotto passaggio, dirigendoci all’uscita.

    I genitori di Marika ci vedono. Marika gli corre incontro. Si salutano. Poi salutano noi. Mettiamo i trolley nel cofano ed entriamo in macchina. La madre di Marika ci fa molte domande a raffica. Marika risponde entusiasta, senza tralasciare nessun particolare. Soprattutto le dice che ci hanno chiesto il numero di cellulare. Accompagnano me per prima. Io li saluto, li ringrazio per il passaggio ed infine scendo. Prendo le chiavi di casa e apro il cancello. Salgo le scale e apro la porta dell’ingresso. Stranamente non c’è nessuno. Né papà e né mia sorella. Vado in tutte le stanze per controllare se realmente non c’è nessuno. Dopo essere andata in tutte le stanze e aver constatato che realmente non c’è nessun, vado in camera mia. È tutto come avevo lasciato prima di partire. Il computer è spento. Il mio cellulare vibra. È un messaggio di Georg: “Ehi, combinaguai, sei arrivata?”. Sorrido, poi gli rispondo e mi preparo per una bella doccia.

     

    Bologna. Bill, Tom, Gustav e Georg sono nella camera di quest’ultimo a fare il resoconto di come sono andate le date italiane. Tutt’e quattro sembrano molto soddisfatti di com’è andata. E sperano che anche gli altri concerti fuori dall’Italia vadano bene. Poi iniziano a parlare di Mia, Marika e Rosa. Ma si soffermano di più su Mia.

    -Oh, Tokio, Mia m’ha risposto.- Fa Georg.

    -Vai, vai, leggi ad alta voce.- Fa Bill.

    -Sì, allora: “Ma perché mi hai chiamata “Combinaguai”? …Comunque sì, sono appena arrivata a casa mia! Voi come state?”-

    -Una meraviglia!- Fa Gustav.

    Inizia una risata generale.

    -Tom, perché non le rispondi tu col tuo cellulare?- Fa Georg.

    -Non ci tengo proprio!- Gli risponde.

    -Ma come? Ieri quando l’hai portata da noi le tenevi la mano, per non parlare di come la guardavi, poi stamattina non le hai rivolto la parola. Cos’è? Non è voluta venire a letto con te?- Fa sempre Georg ridendo e con lui ricominciano anche Bill e Gustav. Tom fa la faccia infastidita. Si alza e si dirige verso la porta. La apre, esce e la richiude  sbattendola. Bill, Gustav e Georg si guardano in faccia con l’espressione di chi non sa cosa dire. In camera sua, Tom si butta sul letto a braccia aperte, chiude gli occhi. Poi li riapre, guardando il soffitto. Mette una mano in una tasca della sua felpa di tre taglie più grandi della sua.  Prende l’anello che ha rubato a Mia e lo fissa. Poi richiude gli occhi e chiude la mano a pugno. Se l’è preso quando le ha messo il bigliettino nella tasca del giubbetto. Bill entra in camera e trova il suo gemello disteso.

    -Mi dici che ti è preso all’improvviso?- Gli fa.

    Tom si mette seduto e, senza farsi notare, rimette l’anello in tasca.

    -Niente!- Gli risponde.

    -Come “Niente”?! Allora per quale diavolo di motivo oggi eri così nervoso? Se così si può dire.-

    -Non ho niente, Bill, voglio solo rimanere un attimo da solo, se non ti dispiace.-

    Bill guarda un secondo il pavimento, poi torna a guardare Tom.

    -Ok, non insisto, sai che non mi piace forzarti per farti fare le cose. Se vuoi parlare io ti ascolterò, ok? Sai che ci sono sempre per te.-

    -Grazie, fratellino, grazie.-

    Bill gli si avvicina e l’abbraccia. Tom lo stringe di più. Rimangono stretti così per un po’, poi si staccano e si ricompongono. Bill esce dalla stanza e torna da Gustav e Georg, mentre Tom rimane lì. Si distende di nuovo a braccia aperte. Rimette la mano in tasca e riprende l’anello. Torna a stringerlo nel suo pugno.